Marco Magni è tornato libero dopo le indagini della procura di Monza

Era stato coinvolto nelle indagini per corruzione nell'inchiesta sulla riqualificazione dell'area Falc in cui era stato coinvolto anche l'ex politico del Pd ed ex sindaco di Sesto Filippo Penati.

di Vincenzo Avagnale 18 Novembre 2011 18:23

La vicenda del così detto “sistema Sesto” stava erodendo le viscere del Pd con il coinvolgimento nelle indagini dapprima dell’ex assessore Pasqualino di Leva e poi dell’ex sindaco Filippo Penati, i quali avrebbero cospirato insieme ad diversi imprenditori, fra i quali Marco Magni, per finanziare illecitamente il partito e dare considerevoli vantaggi ad imprenditori che pagavano tangenti.

Una delle personalità che avevano maggiormente coinvolto il sindaco di Sesto San Giovanni era stato proprio l’architetto Marco Magni, che insieme all’imprenditore Di Caterina aveva puntato il dito contro il politico del Pd. Era stato arrestato lo scorso 25 agosto dalla Procura di Monza ed era considerato il tecnico compiacente del “sistema Sesto“, sarebbe stato lui ad aver firmato le carte che autorizzavano quelle vendite a quei prezzi così sconvenienti per la pubblica amministrazione.

Tuttavia il Giudice per le Indagini Preliminari monzese Anna Magelli non ha ritenuto necessario mantenerlo in stato di arresto, anzi, ha accolto l’istanza dei difensori che richiedevano la scarcerazione, che veniva del resto data per scontata dopo che l’architetto era stato posto ai domiciliari un mese fa’. Adesso Magni è un uomo libero, prosciolto dalle accuse perché, almeno secondo il Gip di Monza, inconsapevole degli illeciti messi in atto alle sue spalle dai veri intriganti: Filippo Penati e Pasqualino di Leva.

Questa scarcerazione aggrava, se possibile, la già critica situazione dell’ex sindaco di Sesto San Giovanni, in quanto dimostra come la sua difesa, che fino ad oggi si è basata molto su un discorso del tipo “è la sua parola contro la mia“, non venga creduta dai magistrati e che quindi le prove della sua colpevolezza siano ormai inequivocabili. Il segretario del Pd Bersani ha sostenuto che, sebbene abbia stima per il suo ruolo svolto nel partito, non può certo giustificarlo se le accuse a suo carico dovessero dimostrarsi vere e, come ha più volte ribadito dall’inizio della vicenda

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