Lega Nord, Bossi indagato per truffa ai danni dello Stato

Indagati dalla Procura di Milano anche i figli Renzo e Riccardo per appropriazione indebita.

di Simona Vitale 16 maggio 2012 14:38

La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati Umberto Bossi e i figli Renzo e Riccardo, nell’ambito dell’inchiesta sui fondi della Lega Nord. Il Senatur è indagato dalla Procura per truffa ai danni dello Stato insieme all’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito, con accuse riguardanti i rimborsi elettorali che la Lega avrebbe ottenuto grazie ad un resoconto non veritiero nell’agosto del 2011. Uno dei punti principali su cui si fonda l’accusa nei riguardi di Umberto Bossi sono le dichiarazioni fatte da Nadia Dagrada, responsabile amministrativa della Lega, che avrebbe dichiarato ai magistrati che a firmare i rendiconti del partito era proprio il Senatur, come rappresentante legale della Lega stessa. Nei suoi confronti tuttavia, non si contesta nessun accusa di spese personali effettuate con i soldi dei rimborsi elettorali.

Bossi e la sua prole hanno ricevuto un’informazione di garanzia firmata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai Pubblici Ministeri Roberto Pellicano e Paolo Filippini titolari dell’inchiesta. Mentre all’ex Segretario della Lega si contesta dunque il reato di truffa ai danni dello Stato, e nei cui confronti come oggetto dell’indagine ci sono non solo le dichiarazioni di Belsito ma anche prove documentali, a Renzo e Riccardo si contesta invece il reato di appropriazione indebita in relazione alle loro spese personali pagate, secondo l’accusa, con i fondi del partito. Reato, anche questo, contestato all’ex tesoriere Francesco Belsito.

Altro personaggio ad essere  indagato nell’ambito della stessa inchiesta è il senatore Piergiorgio Stiffoni, che ha ricevuto un’informazione di garanzia nella quale si contesta il reato di peculato. Il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che coordina le indagini assieme ai pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini, ritiene che Stiffoni abbia usato per spese personali fondi destinati al Senato e sul cui conto corrente aveva la firma. Iscritto nel registro degli indagati anche l’imprenditore Paolo Scala per riciclaggio.

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