Le provincie costano all’Italia 11,5 miliardi di euro

Emergono le stranezze della politica italiana, incapace di valorizzare un'idea se proposta da un avversario politico, ma contemporaneamente capace di "dimenticarsene" alla prima occasione in cui essa viene riproposta da altri.

di Vincenzo Avagnale 22 Novembre 2011 10:17

Durante il governo Berlusconi si era a più riprese proposto di abolire le provincie, che si sono trasformate con la federalizzazione dello stato italiano solo in un peso buracratico, amministrativo ed economico. In sostanza i cittadini stessi si accorgevano che stavano diventando solo uno stallaggio per politici in cerca di una comoda sistemazione, che però non produce per lo stato un beneficio paragonabile ai costi.

Nel 2010, secondo le autorevoli fonti del Ministero degli Interni, la spesa complessive delle Province italiane è stata di circa 11,5 miliardi di euro, con una spesa media di 193 euro a cittadino. Da questa notevole cifra circa 8,6 miliardi (si parla del 74% dell’intero bilancio) sono stati costi derivanti dalla spesa corrente e di questi l’1,4% (122 milioni euro, quindi 2 euro per cittadino) costi di rappresentanza democratica.

Insomma i costi della politica, fra indennità, rimborsi o servizi per le consultazioni elettorali gonfiano una spesa che poi offre comunque un servizio lento ed inefficiente, che potrebbe essere svolto assai meglio da altri organi già esistenti e con le stesse funzioni delle Provincie, ma più specializzati ed efficaci.

Il Ministero si è rifatto alle ricerche effettuate dall’Università Bocconi di Milano ed arriva provvidenzialmente adesso che il Governo Monti sta battendo cassa. Durante il governo Berlusconi l’ipotesi venne bocciata da tutti ed in primis dalla Lega Nord, che non era disponibile a perdere importanti poltrone come quelle della provincia di Novara, che faceva parte del disegno dello stesso Berlusconi di ridurre le Provincie meno utili.

Anche l’opposizione da parte del Pd e dell’Idv fu netta contro un provvedimento definito “uno spot elettorale” e quindi messo da parte senza neanche aprire ad un minimo di discussione. Di diverso avviso l’Udc, che con Casini avallò fin dal principio il provvedimento.

Adesso che il Governo Monti è in sella tutti sembra più propensi ad accettarlo e nessuno si sogna di attaccarlo, ma ci si chiede: per paura di far perdere credibilità al governo di unità nazionale oppure perché una volta tanto anche una proposta di Berlusconi si è rivelata valida?

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