Italia, scatoletta di tonno che passione!

Gli italiani adorano il tonno in scatola, è l'alimento che non manca mai nelle nostre dispense. Pratico, sano e saporito, ingrediente essenziale di ogni buona insalata.

di Vincenzo Avagnale 15 Ottobre 2011 7:40

Gli italiano consumano 140000 tonnellate l’anno di tonno in scatola rispetto ad una produzione nazionale di 85000 tonnellate. I motivi sono tanti, primo fra i quali certamente il prezzo, vertiginosamente basso nonostante la risorsa ittica sia sull’orlo dell’estinzione.

Eppure perché perfino la Commissione Europea, sempre a attenta alle politiche ambientali, specialmente quelle che riguardano il mare, ignora questo particolare frangente della pesca europea? Secondo Greenpeace, che sta monitorando i produttori di tonno in scatola che stanno cercando di abbassare l’impatto ambientale della propria industria, c’è una vera e propria classifica dei marchi virtuosi. Se il consumatore scegliesse quelli ecologici rispetto a quelli più distruttivi per la natura incentiverebbe anche queste ultime ad adeguarsi e rendere compatibile la propria attività con l’ambiente.

I principali accorgimenti sono: cambiare le tecniche di pesca e quindi ridurre l’uso di reti a circuizione con sistemi di aggregazione per pesci o Fad e le “palamite, ossia lenze lunghe fino a 100 km con attaccati fino a 3000 ami; evitare gli allevamenti che a dispetto dell’apparenza inquinano molto le acque con i prodotti utilizzati per far ingrassare e crescere velocemente il pesce (senza contare lo spreco rappresentato dal dare 20 kg di alici per crescere 1 tonno da 1 kg); ridurre la pressione di pesca specialmente organizzando piani di riposo per le aree marine, dando il tempo alla fauna di riprodursi e rigenerare le risorse del mare; ridurre il baycatch cioè la pesca indiscriminata di altre specie, fra le quali tartarughe e perfino delfini, una distruzione insensata di una fauna che neanche viene utilizzata, ma solo uccisa inutilmente.

Per Greenpeace la soluzione migliore è quella di cambiare le abitudini alimentari del consumatore, magari con corsi nelle scuole, partendo quindi dalla prossima generazione; ma anche fare scelte coraggiose come ridurre le quote di pesca mondiali o creare un numero più elevato di aree marine protette.

Se volete seguire i consigli dell’associazione ambientalista privilegiate il consumo di pesce azzurro dei mari italiani, verificate che i pesci non siano sotto taglia (quindi di quella fauna che dovrebbe essere lasciata in pace per un rinnovo delle risorse), ridurre il consumo di pesce a non più di due volte a settimana e privilegiare i pesci alla fine della catena alimentare, quindi pesci piccoli come le alici. Se volete acquistare pesce di allevamento accertatevi che siano aziende con principi biologici, con sostenibilità ambientale. Proteggere le risorse ittiche significa proteggere una delle maggiori risorse dell’Italia, ma anche del mondo.

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