Semestre Ue, Renzi alla Camera: “Mille giorni per le riforme”

Il premier ha presentato le linee programmatiche del semestre italiano di presidenza Ue, sottolineando che l'Europa deve cambiare "direzione di marcia".

di Luca Fiorucci 24 giugno 2014 16:09
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Il premier Matteo Renzi ha presentato questa mattina alla Camera le linee programmatiche del semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea, che inizierà il 1 luglio, in vista anche del Consiglio europeo, che si terrà il 26 e 27 giugno a Ypres. Renzi ha precisato che “l’Europa non è altro da noi“, ma essa deve cambiare “direzione di marcia o non esistono possibilità di sviluppo e crescita”. Il premier ha poi sottolineato: “Indipendentemente dall’appartenenza politica, noi portiamo in Europa un’Italia forte, non per il risultato elettorale di qualcuno e non di altri, ma perchè c’è un’Italia consapevole delle qualità dei propri imprenditori e lavoratori”.

Renzi ha quindi spiegato che l’Italia intende presentarsi al semestre europeo con un pacchetto di riforme riguardanti fisco, “sblocca Italia”, diritti, agricoltura e Welfare, ma per fare questo non basteranno i cento giorni indicati quando il governo si è insediato a marzo, ma ci vorrà “un arco di tempo sufficiente, un medio periodo politico di mille giorni: dal primo settembre 2014 al 28 maggio 2017″, un arco temporale “sul quale sfidiamo il Parlamento, perchè la nostra legittimazione deriva dal Parlamento, e se volete potete mandarci a casa domani mattina”. Quanto all’Europa e ai vincoli europei, il presidente del Consiglio ha poi precisato: Abbiamo sempre detto che rispettiamo le regole. Non è in discussione: le abbiamo sempre rispettate e continueremo a farlo ma c’è modo e modo di affrontare le regole. Noi non chiediamo di violare la regola del 3%”, ma, ha aggiunto, “noi vogliamo smettere” che dall’Europa arrivi “un elenco di raccomandazioni che siano come una lista spesa che capita fra capo e collo”.

Renzi ha poi criticato l’Europa sulla questione dell‘immigrazione, uno dei primi punti in agenda del prossimo Consiglio europeo, affermando: “Un’Europa che ci dice tutto nel dettaglio su come pescare il tonno o il pesce spada ma quando nel mare ci sono i cadaveri si volta dall’altra parte non è degna di chiamarsi Europa di civiltà. Se dobbiamo sentirci dire “il problema non ci riguarda”, rispondiamo “tenetevi la vostra moneta ma lasciateci i nostri valori”. Per il premier, dal vertice di Ypres di giovedì e venerdì deve scaturire “un accordo complessivo”, non una serie di nomine, fra cui quella del nuovo presidente della Commissione, ma le linee strategiche di sviluppo dell’Unione Europea da qui fino al 2019.

“Prima decidiamo dove andiamo, poi chi guida”, ha sintetizzato Renzi, anche perchè dalle elezioni europee è emersa una forte distanza dei cittadini dall’Europa e dalla sua politica economica, e questo “gap di democraticità” non si colma “indicando Juncker o un altro come presidente della Commissione”. Secondo il presidente del Consiglio, poi, “L’Italia è uscita dalla depressione economica, ma non dalla crisi. Uscirà dalla crisi se tutti insieme andremo nella stessa direzione“. L’Europa, invece, non deve preoccuparsi solo della stabilità, ma anche della crescita e della lotta alla disoccupazione: Non c’è possibile stabilità senza crescita. Senza crescita c’è l’immobilismo. O l’Europa è in grado di assumere la battaglia contro la disoccupazione o non ci sarà alcuna crescita possibile” ha affermato.

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