In Italia 10 paperoni ricchi quanto 3 milioni di poveri insieme

di Simona Vitale 2 Aprile 2012 10:22

Paradossi della vita. In Italia esistono 10 persone, dei veri e propri Paperon De Paperoni, sono talmente benestanti da avere una ricchezza pari a quella (messa insieme) dei 3 milioni di italiani più poveri. A questo risultato si è giunti tramite uno studio condotto dalla Banca d’Italia che ha analizzato le disuguaglianze esistenti nel nostro Paese. La ricchezza dei 10 uomini più ricchi d’Italia è valutabile in circa 50 miliardi di euro. I più poveri risultano essere ancora una volta le persone più giovani, giacché la ricchezza è sempre più accumulata dal patrimonio accumulato nel corso degli anni e non è più proveniente dal reddito. Letteralmente ciò sta a significare che un pensionato è più ricco di un giovane.

Sebbene esiste dunque una disuguaglianza generazionale nella distribuzione della ricchezza, essa è comunque paragonabile a quella di altri Paesi europei. anche se in Italia i 10 individui più ricchi posseggono una quantità di ricchezza più o meno equivalente a quella dei 3 milioni di italiani più poveri. Nel 2010 la ricchezza complessiva delle famiglie nel 2010 era pari a circa 8.638 miliardi di euro, maggiore di circa 7,5 volte il valore registrato nel 1965, identificato con i prezzi del 2010, con una crescita media annua del 4,6%, sebbene ci sia una riduzione rispetto ai valori del 2009 con 8.767 miliardi.

La ricchezza pro capite è passata dai 21.875 euro del 1965 ai 142.481 del 2010. La crescita si è poi arrestata nel 2007, quando si era attestata in ordine ai 150 mila euro. In tre anni la perdita registrata è stata di circa il 5%. Tra il 1965 e il 2010, inoltre, il rapporto tra ricchezza e Pil è praticamente raddoppiato passando dal 2,7% al 5,6%. Insomma, il dato allarmante è quello secondo il quale dunque la ricchezza non nasce da attività lavorativa o d’impresa, ma viene dal passato, appannaggio di famiglie anagraficamente più anziane. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale invece c’è un peggioramento nelle zone del Sud (da 80,2 a 69,6) di fronte ad un miglioramento nelle altre zone.

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