Luigi Lusi, il Senato dice sì all’arresto

L'ex tesoriere attende ora, presso la sua casa di Genzano, l'arrivo della Guardia di Finanza per il trasferimento in carcere, probabilmente a Rebibbia.

di Simona Vitale 20 giugno 2012 20:02

Il Senato ha detto sì alla richiesta dei Pubblici Ministeri di applicare la misura di custodia cautelare nei confronti dell’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, in uno scrutinio con voto palese disertato dal Pdl. Il voto è passato con 155 sì, 3 no ed un astenuto. Secondo la Procura di Roma, Lusi sarebbe colpevole di appropriazione indebita ai danni della Margherita, partito ora sciolto, a cui avrebbe sottratto 25 milioni di euro che si sarebbe detto pronto poi a restituire.

I magistrati che hanno chiesto la custodia cautelare in carcere di Lusi ritengono che, in attesa del processo, l’ex tesoriere avrebbe potuto inquinare le prove e tentare di fuggire per sottrarsi all’esame della giustizia. Immediata la reazione di Lusi dopo il voto. “Sono una persona che sta vivendo un incubo. Con il voto segreto si mandano in galera i senatori senza che abbiano ucciso nessuno” aggiungendo poi “Ho notato che il senatore Bianco ha votato: almeno Rutelli non ha votato, ha avuto la decenza di non votare”.

Non ho detto tutto, ci sono ancora approfondimenti da fare con i pubblici ministeri. Se lo vogliono“, ha dichiarato poi l’ex tesoriere. Lusi nel frattempo si recherà ora nella sua casa di Genzano, ai Castelli Romani, in attesa dell’arrivo della Guardia di Finanza che dovrà eseguire la custodia cautelare. Probabilmente Lusi sarà condotto presso il carcere di Rebibbia.

“Andiamo a Genzano e attendiamo l’ordine di esecuzione. Cosi come il nostro assistito ha sempre affermato siamo pronti a dare immediatamente esecuzione alla decisione assunta dal Senato” ha spiegato l’avvocato del senatore, Luca Petrucci.

Il Senato ha ascoltato in silenzio l’intervento di Lusi per circa mezzora, al termine del quale nessuno ha risposto o stretto la mano all’ex tesoriere. Anche Francesco Rutelli, ex amico di Lusi, è rimasto in silenzio, prendendo appunti e mandando qualche messaggio al cellulare. Il Pdl ha invece preferito rinunciare al voto, seppur in maniera sofferta, per evitare spaccature all’interno del gruppo del Senato e inutili strumentalizzazioni.

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