Giappone, balene salve grazie alla crisi economica

Le navi giapponesi uccidono quasi mille balene all'anno, ma circa 5000 tonnellate di carne restano invendute. Il 70% della popolazione è contraria alla caccia.

di Stefania Calabrese 6 febbraio 2013 20:39

L’industria della pesca alle balene giapponese sta attraversando un momento di pesanti difficoltà. A renderlo noto è un rapporto dell’International Fund for Animal Welfare (IFAW), basato sui dati forniti dallo stesso Governo: il settore si regge ancora in piedi solo grazie alle massicce sovvenzioni statali.

Il crollo dei consumi non ha risparmiato la carne di balena, precipitata all’1% rispetto al boom degli anni ’60, e le grandi quantità di prodotto invenduto stanno pesantemente condizionando le aziende, che lasciano in porto gran parte delle navi baleniere.

Dal rapporto dell’IFAW si apprende che lo scorso anno il Governo ha destinato circa 17 milioni di euro al settore della pesca alle balene, sottraendo il denaro ai fondi inizialmente stanziati per far fronte ai danni causati dallo tsunami del marzo 2011.

L’istituto internazionale, contrario alle sovvenzioni pubbliche per la caccia ai cetacei, ha quindi proposto al Governo giapponese di assegnarle esclusivamente a coloro che intendano trasformare le baleniere in navi attrezzate per il “whale watching”, da mettere a disposizione della ricerca e del turismo.

La soluzione suggerita dall’IFAW non sembra tuttavia destinata al successo, in quanto va a intaccare gli interessi dei politici che hanno nella comunità costiere che si occupano della pesca e della lavorazione del pescato il proprio bacino elettorale.

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