Eutanasia, malato di Sla va in Svizzera per poter morire

L'ultimo viaggio a fianco della moglie, per dire addio alla vita e terminare la sua sofferenza come malato di Sla.

di Beatrice Niciarelli 28 giugno 2012 11:00

Ha deciso di lasciare l’Italia per poter morire in pace. Vittorio Bisso, un uomo di 55 anni malato di Sla, non ce la faceva più e l’idea di dover sopportare ancora quella malattia lo tormentava. È con questo pensiero che ha deciso di andare in Svizzera, dove il suicidio assistito è permesso e legale. Nel suo paese di residenza, in provincia di Venezia, una nota informativa recita così: “Si certifica che il giorno 25 giugno 2012 il signor Vittorio Bisso, di anni 55, è deceduto”. Nulla di più. Una scelta consapevole e privata, per alcuni anche politica visto che l’uomo, una volta segretario dei Comunisti italiani del veneziano, aveva lottato una vita per far diventare legge il suicidio assistito, anche qui in Italia.

La Sclerosi Laterale Amniotrofica gli era stata diagnosticata nel 2010. Vittorio, appassionato di corsa, era stato costretto a fermarsi a causa di un forte dolore al polpaccio: fu proprio questo dolore a fargli scoprire la sua malattia. Due anni di speranza e ricerca, con un lungo viaggio anche verso la Thailandia, dove molti malati di Sla sperano di trovare la cura miracolosa. L’ultimo viaggio nell’agosto scorso, con risultati praticamente a zero. La consapevolezza di non farcela era sempre più vicina e con lei il pensiero di voler morire consapevolmente, attraverso una scelta responsabile e personale.

Gli amici e i compagni di una vita lo descrivono come un uomo di grande dignità e forse è proprio questa dignità che lo ha spinto a morire con coraggio, prima che la malattia lo riducesse in uno stato peggiore. In piena consapevolezza Vittorio ha nominato la moglie amministratore di sostegno, nel mese di febbraio, e le ha affidato un testamento in cui si ribadisce il rifiuto totale di un accanimento terapeutico. Con il suo gesto, oltre a esprimere fortemente la sua concezione di libera scelta, ha voluto sottolineare la difficoltà di un uomo come lui a vivere senza poter correre, andare in moto e fare sport.

In viaggio verso la Svizzera, con la moglie sempre al fianco, non ha voluto amici o conoscenti. Ha voluto dire loro addio piano piano, nei mesi precedenti, allontanandosi in silenzio verso il suo ultimo viaggio. Una scelta consapevole, un diritto che Vittorio voleva avere perché, in fin dei conti, la nostra vita ci appartiene.

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