Dalla mucca OGM arriva il latte ipoallergenico

Secondo Coldiretti questo prodotto, nonostante l'alta digeribilità e le qualità proteiche elevate, non piace a 3 italiani su 4 perché geneticamente modificato.

di Stefania Calabrese 4 Ottobre 2012 11:23

Una ricerca realizzata da un team di scienziati australiani, coordinato dal professor Anower Jabed dell’Università di Auckland, in Nuova Zelanda, ha verificato che mucche geneticamente modificate possono produrre latte ipoallergenico e altamente proteico.
Lo studio, descritto su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America), è stato basato sull’impiego dell’Rna interference, un processo che inibisce l’espressione di alcuni geni bersaglio.

 
Inizialmente l’esperimento è stato condotto su modelli di topo con i quali si è tentato di imitare la ghiandola mammaria di una pecora, ottenendo una riduzione del 96% della proteina beta-lattoglobulina (Blg), che rappresenta notoriamente la causa di molte reazioni allergiche.
Questi risultati hanno convinto i ricercatori a testare il medesimo procedimento su una vitellina cui sono stati impiantati i due stessi micro RNA precedentemente sperimentati sui topi. Indotto all’allattamento, il bovino OGM ha prodotto del latte contenente una scarsa quantità di beta-lattoglobulina, che lo qualifica come prodotto ipoallergenico, mentre presenta alti livelli delle proteine benefiche.
Saranno ora necessarie ulteriori analisi per verificare gli eventuali effetti che le modifiche genetiche potrebbero apportare alla composizione del latte e ai suoi effetti nutrizionali nel corso del tempo.

 
Scettica la posizione della Coldiretti riguardo la notizia dell’arrivo sul mercato delle mucche OGM, la cui capacità di produrre latte ipoallergenico renderebbe il prodotto accessibile anche a chi ne risulta attualmente allergico:

“Nonostante il rincorrersi di notizie miracolistiche sugli effetti benefici delle nuove modificazioni effettuate su animali e vegetali il livello di scetticismo nel Belpaese rimane elevato. La realtà è infatti che gli OGM attualmente in commercio riguardano pochissimi prodotti (mais, soia e cotone) e sono diffusi nell’interesse di poche multinazionali senza benefici riscontrabili dai cittadini”.

Il lavoro degli scienziati australiani tuttavia, resta importante perché apre la strada a nuove sperimentazioni che mediante il processo dell’Rna interference potrebbero servire a bersagliare altri geni e modificare in tal modo le caratteristiche di altri animali.

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