Lo stress è causa di ansia e depressione, a rivelarlo è uno studio

Dopo anni di ipotesi sulle cause di una delle malattie più diffuse, nuovi studi portano a nuove teorie su come combatterla.

di Elena Arrisico 29 giugno 2012 13:22

Uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Yale, negli USA, ha rivelato che più si è stressati, tanto più si corre il rischio di diventare vittime della depressione. La ricerca è stata pubblicata anche su Pnas-Proceedings of the National Academy of Sciences.

I ricercatori hanno indotto la depressione in un gruppo di topi, privandoli di cibo e gioco e stimolandoli a cambiamenti continui del ciclo notte-giorno: “Questa operazione ha causato una forte diminuzione dell’attività del gene per la neuritina, proteina che gioca un ruolo fondamentale nella plasticità cerebrale e nella risposta alle nuove esperienze e al controllo degli sbalzi d’umore“, ha spiegato Ronald Duman, neurobiologo a capo dello studio sulla depressione.

La stanchezza psicofisica, il nervosismo e lo stress rischiano, dunque, di predisporre il nostro cervello alla depressione. Dalla ricerca è emerso, inoltre, come con il potenziamento dell’attività della neuritina si possa ottenere lo stesso risultato dei farmaci antidepressivi: “Questa proteina potrebbe essere utilizzata per la produzione di nuovi farmaci“, ha concluso Duman.

Resta da capire quanto, effettivamente, questi studi possano essere considerati attendibili:

I test sugli animali sono un metodo inutile e dannoso, ma è ovvio: ogni specie animale ha un proprio genoma unico ed irripetibile. Questo comporta che ogni specie, un ratto, un topo, un cane o un uomo, reagisce in modo completamente diverso alla stessa prova. Prendiamo lo scimpanzé, la specie più vicina all’uomo fra quelle normalmente usate in laboratorio. Lo scimpanzé è assolutamente immune all’AIDS: il virus non gli fa nulla. Mentre, ad esempio, il suo fisico si comporta come il nostro col virus dell’Ebola. Vi rendete conto? Come si fa a validare un test su un’altra specie, quando le reazioni di questa variano di volta in volta dalle nostre?“.

Ha spiegato Claude Reiss, direttore di ricerca in biologia molecolare al CNRS.

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