Costa Concordia, il ricordo delle vittime ad un anno dal disastro

Entro l'estate avverrà la rimozione del relitto. Presenti all'Isola del Giglio i sopravvissuti e i parenti delle vittime per un pellegrinaggio della memoria.

di Simona Vitale 13 Gennaio 2013 11:26

Esattamente un anno fa il disastro della nave da crociera Costa Concordia. Oggi sono tanti i parenti e gli amici delle vittime presenti sull‘Isola del Giglio non per ricordare una tragedia marittima che ha mietuto morte e dolore per i cari di 32 persone, quanto per compiere quello che è stato definito un vero e proprio pellegrinaggio della memoria, giungendo non solo da tutta Italia, ma anche dall‘America, dall‘Olanda, dalla Francia, dalla Spagna.

Il suono prolungato delle sirene dei traghetti ha salutato anche il ritorno in mare dello scoglio delle Scole contro cui si schiantò la Concordia prima di naufragare. Alla cerimonia, che apre le iniziative previste per l’anniversario della tragedia, hanno assistito i sopraddetti familiari e i parenti delle 32 vittime del disastro a bordo di uno dei traghetti. Lo scoglio era rimasto conficcato per mesi nella lamiera.

Ieri è giunto sull’isola anche il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli che, prima di fare il punto della situazione ad un anno dal naufragio della Concordia, ha rivolto un pensiero alle vittime. Queste le sue parole:

Ci sono anche le due persone che non sono state ancora riconsegnate alle loro famiglie e questo è forse l’elemento più straziante di tutta questa vicenda. Ci saranno tempi e modi per approfondire tutto quello che di buono è stato fatto o poteva essere fatto in questa vicenda, ma oggi innanzitutto c’è il dovere della memoria, del ricordo delle vittime.

Quello che è stato un disastro navale che ha segnato tutto il 2012, probabilmente lo sarà anche nel corso di questo 2013. Da un lato il processo al comandante della nave Francesco Schettino e gli altri imputati accusati di corresponsabilità nel disastro, dall’altro la questione della rimozione del relitto dall’isola, ancora non risolta.

Gabrielli ha annunciato che il relitto della Costa Concordia verrà rimosso entro la fine dell’estate 2013, sottolineando come il naufragio della nave davanti al porto del Giglio debba essere considerato un fatto eccezionale, al pari della sua rimozione. Il capo della Protezione Civile ha poi aggiunto che sebbene sia ragionevole immaginare che si possano verificare delle sospensioni delle attività di cantiere a causa delle condizioni meteorologiche avverse o di situazione comunque impreviste, ci si possa ritenere comunque moderatamente soddisfatti per quello che sinora è stato fatto. Continua Gabrielli:

In questa vicenda abbiamo avuto una parte privata che ha dimostrato grande serietà e ha mantenuto gli impegni assunti che meglio non potevamo auspicare. Abbiamo avuto una parte privata seria rispettosa degli impegni e che si è dimostrata affidabile nel lavoro da compiere.

Un’altra grande incognita è quella ambientale. Maria Sargentini, responsabile dell’Osservatorio incaricato di monitorare la situazione, non parla, almeno per il momento di grandi problemi: “Tutti i dati registrati ci consentono di affermare che la qualità ambientale è soddisfacente, ma nessuno può escludere nuove rotture e fuoriuscite di acque inquinate”. Fare allarmismi inutili e infondati è inutile. Se ci saranno allarmi saremo noi i primi a dirlo”, ha fatto sapere Costa.

Per quanto riguarda il versante legale della vicenda, a Grosseto a fine mese, al massimo a febbraio, gli inquirenti formalizzeranno le richieste di rinvio a giudizio tra i dodici indagati, mentre a febbraio sarà fissata la data dell’udienza preliminare. Il processo, con ogni probabilità, si terrà dopo l’estate e per l’ex comandante Schettino sarà quasi sicuramente con rito ordinario, mentre altri potrebbero essere giudicati con forme abbreviate.

L’imputato numero uno ha già reso nota quella che sarà la sua linea difensiva:  la distribuzione delle colpe con la stessa Costa Crociere e con gli altri ufficiali in plancia. Colpe che potrebbero ricadere anche sul timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin che a quanto è emerso, probabilmente per problemi di comprensione della lingua, mal comprese gli ordini di Schettino, dando luogo alla tragedia nota a tutti.

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