Contraffazione: trovato sterco di topo nelle sigarette

I rischi più grandi vengono dalla Cina. Nelle sigarette trovati anche livelli altissimi di nicotina, arsenico, cadmio e piombo.

di Stefania Calabrese 13 Settembre 2012 18:20

La crisi economica ha impresso una nuova spinta al mercato delle sigarette illegali. Le cosiddette “bionde” di contrabbando sono tornate di moda: un tempo i porti di Bari e Brindisi rappresentavano il punto d’approdo dei contrabbandieri che portavano in Italia le sigarette dal Montenegro, mentre oggi le due città pugliesi, che insieme ad Ancona raccolgono il 90% del traffico illegale, sono meta di sigarette contraffatte che provengono dalla Cina e dagli Emirati arabi. Si tratta per lo più di stecche che recano il logo delle major, fabbricate tuttavia con sostanze di origine ignota, ma anche di una grande quantità di marchi sconosciuti in Europa.

 
I dati dimostrano l’uso di oltre 360 miliardi di sigarette illegali, per una quota di mercato pari al 10,5%. In Italia, nel 2010, il mercato illegale ha totalizzato 2,8 miliardi di sigarette. Un fenomeno preoccupante di cui si è occupata recentemente la Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, che ha diffuso i risultati dello studio in una relazione presentata ieri a Montecitorio.
Dalle analisi effettuate su alcuni stock sequestrati in Italia dalle forze dell’ordine è emerso che alcuni di essi contenevano fra le altre sostanze anche sterco di topi, ma dalla Gran Bretagna sono giunte noitizie riguardanti altri “ingredienti”, quali uova di insetti, resti di zanzare, peli di topi, capelli, plastica, tracce di metalli e sangue, feci di origine animale e umana.
La relazione della Commissione di inchiesta, presieduta dall’onorevole Gianni Fava, della Lega Nord, sottolinea la grande pericolosità delle sigarette contraffatte, alcune delle quali fabbricate con foglie di tabacco contaminate o, in altri casi, di qualità non adeguata, al punto che nell’impasto finale sono stati riscontrati livelli di nicotina, catrame, monossido di carbonio, piombo, cadmio e arsenico molto più alti rispetto a quelli presenti nelle sigarette originali.

 
Il mercato delle “bionde” illegali, ha precisato Fava, “fa gola alla criminalità organizzata, che, non a caso, in questo mercato illecito investe moltissimo e mostra capacità operative e gestionali assimilabili alle grandi multinazionali del tabacco” e ciò comporta “danni alla salute dei consumatori, ma anche alle casse dello Stato in termini di mancate entrate fiscali”.
Tuttavia il danno maggiore è quello prodotto alla salute dei consumatori e i pericoli maggiori giungono proprio dalla Cina. L’onorevole Anna Teresa Formisano, dell’Udc, spiega infatti:

“Oltre a rappresentare il principale Paese di origine delle sigarette contraffatte che arrivano in Europa, la Cina è destinata a diventare il principale produttore di tabacco lecito al mondo, con l’effetto, dal punto vista dell’attività criminale, che il maggiore afflusso di prodotto lecito in entrata potrà rappresentare un’ulteriore opportunità anche per l’ingresso di merce contraffatta prodotta in quel Paese ed inserita nella logistica della distribuzione mondiale”.

L’on. Formisano rileva anche i pericoli provenienti dal web:

“Anche nel caso del contrabbando di sigarette è emerso il crescente ricorso a Internet, utilizzato sia dai consumatori per l’acquisto di sigarette contraffatte, sia dai criminali per velocizzare le transazioni e lo scambio di informazioni”.

La relazione della Commissione parlamentare infine mette in guardia dall’atteso “pacchetto bianco”, un’idea nata da una ricerca britannica che sostiene che una confezione priva di brand e colori sia molto meno attraente per i consumatori, soprattutto per i minori. L’adozione del pacchetto bianco tuttavia, avverte la Commissione, renderebbe estremamente più difficile il lavoro delle forze dell’ordine nella dura lotta alla contraffazione.

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