Confimea e Sindacati: Italia paese dalle retribuzioni più basse

Il fatto che le retribuzioni non siano state adeguate al costo della vita ha portato alla creazione di un gap di competitività

di Redazione 31 Ottobre 2021 12:24

Sono stati molti i temi affrontati da Confimea, Confederazione Datoriale di piccole e medie imprese italiane nel corso degli Stati generali tenutisi a Gubbio in questi giorni: tra i tanti, la posizione dei lavoratori italiani nelle Piccole e medie imprese.

Confimea è un interlocutore di livello per il mondo imprenditoriale, per le Istituzioni ma anche per i sindacati, per i quali questo incontro si è rivelato importantissimo per discutere di quelle che sono sia le condizioni delle aziende che mandando avanti e mantengono coeso il tessuto produttivo del paese, sia quelle dei lavoratori italiani, vero e proprio fanalino di coda in Europa.

Come ha ricordato Luca Malcotti, Segretario Generale UGL terziario nel corso del confronto tenutosi con il presidente di Confimea Roberto Nardella e gli altri ospiti presenti, “secondo una valutazione delle retribuzioni nell’Unione Europea degli ultimi trent’anni, l’Italia è l’unico Paese nel quale gli stipendi sono diminuiti”.

Mentre nel resto dell’Eurozona lo stipendio dei lavoratori è cresciuto, per quel che concerne il Belpaese il fatto che le retribuzioni non siano state adeguate al costo della vita ha portato alla creazione di un gap di competitività, attualmente causa di una criticità ulteriore per le Pmi italiane, le quali si trovano a dover pagare un costo aziendale per lavoratore più alto dei propri colleghi internazionali.

Anche il lavoratore italiano non se la passa meglio, ricevendo un emolumento mensile più basso rispetto ai colleghi di altri Stati Europei. “Questo combinato disposto” sottolinea ancora il segretario generale UGL terziario, “spiega il pantano nel quale siamo. Il PNRR deve servire a sciogliere i nodi del Paese, altrimenti resta un’occasione persa e un errore strategico che non possiamo permetterci”.

Confimea Imprese ha lanciato un messaggio chiaro e forte nel corso dell’incontro di Gubbio: è importante che si collabori, tra associazione, sindacati e soprattutto Istituzioni affinché sia possibile favorire gli investimenti sul territorio italiano, dando modo al Mezzogiorno di superare il divario con il nord della Penisola e più generalmente dare modo alle Pmi Italiane di superare tutte le criticità di cui è vittima: burocrazia e Fisco tra le più serie.

Come ha sottolineato il responsabile di Confimea per il Mediterraneo, Marco Bourelly è importante che le imprese italiane affrontino nel modo giusto anche il problema della delocalizzazione: sono molte infatti le piccole e grandi aziende che guardano con interesse alla Tunisia in particolare, dove la tassazione è pari a zero e dove potrebbero risparmiare sul lungo periodo nel caso decidessero di trasferirsi lasciando comunque la sede operativa in Italia.

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