Coldiretti, crollano i consumi di carne

Negli ultimi tre anni, i consumi sono crollati del 6% a favore dei tagli cosiddetti "poveri", ripercussioni anche sulla spesa quotidiana.

di Enzo Mauri 25 Aprile 2012 11:06

Specchio della crisi, secondo i dati forniti di recente dalla Coldiretti, basati sulle rilevazioni Ismea Ac Nielsen relative al periodo 2009-2011, il consumo di carne in Italia sarebbe crollato del 6%. La crisi economica ha costretto l’87% delle famiglie a riorganizzare la spesa alimentare a vantaggio dei tagli più poveri, scomparsi dalle tavole per decenni.

Il risultato – sottolinea la Coldiretti – e’ stato un risparmio sulla spesa che è proseguito anche nel primo trimestre del 2012 con un calo del 2 per cento stimato degli acquisti dei prodotti alimentari in quantità che ha colpito la carne. Più di quattro italiani su dieci (43 per cento) hanno iniziato ad acquistare tagli alternativi di carne, meno conosciuti e più economici, per risparmiare o semplicemente per creare nuove ricette”.

I tagli meno pregiati del bovino da poter utilizzare in cucina – continua la Coldiretti – sono tantissimi, si va dal collo, taglio di terza categoria dalla carne gustosissima, ottima per bolliti o stracotti ma anche per preparare polpette e ragù alla punta di petto, taglio molto economico che può essere usato per preparare buoni arrosti ma anche gustosissimi brodi. E ancora dal campanello che e’ un piccolo taglio molto apprezzato per fare bistecche da cuocere sulla brace ma anche per spezzatini, stracotti e stufati a cui aggiungere del vino, pomodoro e verdure al Geretto, detto anche muscolo che risulta particolarmente adatto per la preparazione di ossibuchi e stufati’‘.

 
Inevitabili le ripercussioni sulla spesa quotidiana: “Tra coloro che hanno ridotto lo spreco il 47 per cento lo ha fatto – sottolinea la Coldiretti – facendo la spesa in modo piu’ oculato, il 31 per cento riducendo le dosi acquistate, il 24 per cento utilizzando quello che avanza per il pasto successivo e il 18 per cento guardando con più attenzione alla data di scadenza”.

Per effetto del minor potere di acquisto – continua la Coldiretti – il 25 per cento degli italiani ha aumentato nel 2011 la frequenza dei discount mentre, all’opposto, ben il 38 per cento ha ridotto la propria presenza nei negozi tradizionali, che rischiano un vero crack mentre tengono sostanzialmente i supermercati. Con un aumento record del 53 per cento però a registrare performance migliori dei discount sono solo gli acquisti diretti dal produttore dove – conclude la Coldiretti – nel 2011 hanno fatto la spesa ben 9,2 milioni di italiani che hanno tagliato le intermediazioni pur di non rinunciare alla qualità a tavola”.

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