Ciclone Celentano a Sanremo, Monti progetta la riforma della Rai

Il capo del governo vuole una tv di Stato ancora più controllata dalla politica. Il cda dovrebbe passare da 9 a 5 membri. La riforma della Rai potrebbe essere realtà entro pochissime settimane.

di Gianni Monaco 16 Febbraio 2012 12:04

Continua a far discutere l’intervento di Adriano Celentano nella puntata d’apertura del Festival di Sanremo. Il cantante si è scagliato contro il giornale dei vescovi Avvenire, contro Famiglia Cristiana, il critico tv Aldo Grasso, la Consulta, ecc. Come prevedibile, è scoppiata la polemica politico-mediatica. Lorenza Lei si è apprestata a chiamare i vertici della Chiesa per scusarsi (lo scrive Dagospia). Il caso Celentano è finito anche sul tavolo del governo Monti. Repubblica riporta che la prossima settimana ci sarà un incontro tra il premier e i leader della maggioranza in parlamento: Bersani (Pd), Alfano (Pdl) e Casini (Terzo Polo). Il capo del governo è infuriato per la provocazione di Celentano, il quale chiedeva la chiusura di giornali “inutili” come quelli legati al mondo cattolico.

Anche in casa Rai, come ampiamente prevedibile, sono infuriati. Secondo i calcoli di Viale Mazzini, l’intervento dell’attore – più lungo del previsto – ha fatto perdere 700mila euro di ricavi pubblicitari. Che poi è la stessa somma che Celentano riceverà e darà in beneficenza.

Mario Monti è molto determinato nel portare avanti la riforma della Rai. Se ne parla da dacenni, ma questa potrebbe essere la volta buona. In base alle indiscrezioni, comunque, non pare proprio che l’obiettivo sia quello di svincolare la tv di Stato dal gioco della politica. Lo scopo, semmai, è quello di rendere più snello il lavoro dei vertici.

Monti e il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera non vogliono stravolgere la Legge Gasparri. Anche perché, se andassero in questa direzione, troverebbero la forte opposizione del Pdl, che è il più importante partito di maggioranza, nonché il principale sostenitore di quella norma.

Monti progetta una Rai meno vincolata al Parlamento e più controllata dal governo. Insomma, non solo la politica continuerà a contare, ma lo farà ancora di più. Si prevede uno snellimento del consiglio di amministrazione. Attualmente l’organo è formato da 9 membri più il direttore generale. Il primo ministro vuole che i membri diventino 5, due dei quali diretta espressione del governo (a cui va sempre sommato il dg). In questo modo, casi come quelli provocati da Celentano diventerebbero molto più difficili.

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