Cassa depositi e prestiti: i conflitti di interesse al centro dei nomi per le partecipate

A guidare Fincantieri potrebbe essere Paolo Simioni amministratore delegato di Atac

di C. S. 21 Febbraio 2019 18:15

Cassa depositi e prestiti (Cdp) si avvia a nominare i vertici di società di prestigio nel panorama italiano e internazionale e di aziende più o meno interessanti. Tutte società controllate dalla Cdp.

I nomi che si delineano all’orizzonte non hanno un’immagine impeccabile. Come riporta Il Fatto Quotidiano in un articolo pubblicato dal titolo “Chi vince al gioco delle poltrone con la politica sempre più debole”, a guidare Fincantieri potrebbe essere Paolo Simioni amministratore delegato di Atac.

Simioni, che attualmente è impegnato a dover risolvere i problemi della disastrata municipalizzata del trasporto pubblico romano, come bus che si incendiano, scioperi e autisti che parlano al telefono mentre guidano, si ritroverebbe a gestire l’attività di uno dei più importanti complessi cantieristici navali d’Europa e del mondo.

Come si legge nell’articolo di Giorgio Meletti, il nome di Simioni a Fincantieri è opera del sottosegretario agli Affari regionali Stefano Buffagni, che l”ha trasmesso all’amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti Fabrizio Palermo, da cui dipendono le prossime nomine delle partecipate.

Simioni, fortemente sostenuto in questa scalata al vertice dai 5Stelle vicini al primo cittadino di Roma Virginia Raggi, dovrebbe sostituire Giuseppe Bono e il suo nome andrà all’attenzione del consiglio d’amministrazione della Cdp il 6 marzo.

L’ad Fabrizio Palermo a suo tempo era stato voluto alla Cdp dallo stesso Buffagni che lo aveva imposto al ministro dell’Economia Giovanni Tria. Quest’ultimo aveva invece scelto il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti Dario Scannapieco.

Le altre società controllate dalla Cdp che devono rinnovare i vertici sono Eni, Poste, Terna, Snam, Italgas, Saipem, Sace e un’altra decina più o meno quotate.

Come scrive Meletti, un’altra situazione imbarazzante è quella di Andrea Pellegrini, che vorrebbe diventare presidente di Sace. Attualmente è senior advisor per le partecipate all’interno della Cdp, ruolo, voluto dal suo amico Fabrizio Palermo, che ha innescato “giganteschi conflitti d’interesse”.

Pellegrini è infatti consigliere d’amministrazione della Maire Tecnimont, concorrente nell’impiantistica petrolifera della Saipem, che è controllata da Cdp dove l’advisor è Pellegrini.

È vicepresidente della catena alberghiera Ihc e sulle due catene alberghiere di cui è azionista consiglia proprio la Cassa depositi e prestiti; è consigliere della Sias, una holding che opera nel settore delle concessioni autostradali e fa capo al gruppo Gavio.

Infine fa parte del cda della IdeA Capital Funds Sgr, il fondo di private equity di De Agostini, concorrente diretto dei fondi di private equity della Cdp.

La nomina di chi deve sedere sulle poltrone delle partecipate della Cdp non è un’impresa semplice.

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