Cardinal Bagnasco: il gioco d’azzardo è una droga che corrompe l’anima

Il presidente della Cei, cardinal Angelo Bagnasco, ha spiegato come il gioco d'azzardo sia una nuova forma di droga in questi tempi di economia turbolenta, ma piuttosto che fornire una vera speranza, il gioco, è invece come una droga, da un piacere illusorio di cui poi si paga un prezzo troppo più alto.

di Vincenzo Avagnale 3 Gennaio 2012 16:41

Con la crisi economica, tante persone finiscono con l’avere dei problemi economici, che purtroppo sono difficili da risolvere, al punto che in molti si rifugiano in attività poco legali o in soluzioni irrealistiche come l’alcol e la droga. A queste persone è andata una riflessione del Presidente della Cei, il cardinal Bagnasco, il quale ha voluto esplicare la vicinanza della chiesa cattolica a tutti coloro che vivono in una tale situazione, aggiungendo che le soluzioni apparentemente più facili sono purtroppo quelle che prima o poi riporteranno un conto da pagare, che spesso è più difficile da digerire del problema stesso che si spera di risolvere.

Con i problemi economici aumenta la mole di scommesse, ma anche di chi si rivolge al gioco d’azzardo sperando che una puntata fortunata possa rivoluzionare la propria esistenza. L’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco ha quindi spiegato: “il gioco d’azzardo è una nuova droga, che colpisce in modo più subdolo chi conosce l’erroneità di cose come l’alcol e la droga, ma che non riesce a capire in tempo come invece il gioco possa essere altrettanto dannoso.”

Bisogna approcciarsi ad esso con grande determinazione e consapevolezza. Le autorità e le istituzioni dello stato devono intervenire da tutti i livello per contrastare questa piaga, che corrompe il modo di pensare e quindi anche i costumi morali.” Un attacco che certamente non arriva a caso con l’arrivo della maxi tassa del 6% sulle lotterie, che ha per la prima volta in molti anni colpito un settore che non conosce crisi ed in continua espansione.

Evidente dunque, sebbene non un diretto invito, che il presidente Cei ritiene che la strada migliore per evitare il diffondersi di questa problematica sia proprio quello di stroncarlo attraverso un disincentivo economico, rendendo dunque il gioco più difficile per la persona comune, essa non potrà cadere in tentazione!

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