Cancellare i brutti ricordi? Oggi si può!

di Vincenzo Avagnale 21 Settembre 2011 13:53

Traumi dovuti ad incidenti, dolore da separazioni, il ricordo che lega alla dipendenza ad una droga… chiunque vorrebbe dimenticare queste cose. Secondo Cristina Alberini, preofessoressa di Neuroscienze all’università di New York, questo è possibile farmacologicamente.

In passato si è dibattuto molto sulle cosiddette “pillole della felicità“, gli antidepressivi per cui non si arrivava a decidere se erano un palliativo od una soluzione, ma specialmente se fosse giusto risolvere problemi di questa natura con una pillola. La nuova ricerca della professoressa Alberini è però su un argomento molto differente ed è legata essenzialmente alla memoria che ci lega ai traumi, piuttosto che di una sostanza inebriante che non ci fa badare ad essi.

Secondo la ricerca il meccanismo per bloccare i brutti ricordi e non perdere le conoscenze (perdere il dolore, non la saggezza che si ha accumulato), sta in alcuni ormoni e dei farmaci. Lo studio è stato per ora condotto sui topi ed è quindi molto relativo rispetto all’esperienza umana di questi concetti; tuttavia il passato ci insegna che molte grandi scoperte in questo campo sono partite da questi esperimenti su piccoli mammiferi. “Perchè una memoria diventi a lungo termine” spiega Alberini ” serve un certo livello emotivo, di stress ed eccitazione. Più è alto, maggiore sarà la quantità ed il dettaglio del ricordo”. Tuttavia se si supera un certo limite si crea un deficit piuttosto che un’esperienza e si spezza il processo di apprendimento, impedendo il consolidarsi del ricordo (lasciando quindi il trauma aperto).

Alcuni tipi di memoria negativa, ad esempio legati al disturbo post-traumatico da stress o dalla dipendenza da droghe, possono essere ridotti se all’interno di una determinata finestra temporale (in cui il ricordo dopo essersi stabilizzato torna momentaneamente labile e poi nuovamente solido) con l’uso di determinati farmaci, che impedirebbero al ricordo di rimanere aperto ed intralciare il felice svolgimento della vita del soggetto.

“Ed è proprio quando il ricordo è labile che noi interveniamo con dei farmaci. Nel caso di ricordi negativi, blocchiamo i recettori del cortisolo, facendo così diminuire l’intensità del ricordo. Quando invece vogliamo rinforzarlo, aggiungiamo il fattore di crescita insuline grow factor 2 (IGF2), importante per lo sviluppo del cervello adulto e presente nell’ippocampo. Si è visto che dopo l’apprendimento, l’IGF2 aumenta. Quindi incrementandone la quantità e somministrandolo per via sistemica, cioè non direttamente nel cranio, abbiamo riscontrato un significativo aumento dell’ intensità e persistenza del ricordo. E’ probabilmente la tecnica ipotizzata qualche anno fa dal film – se mi lasci, ti cancello – in cui si eliminava il ricordo di un amore finito, sarà realtà!” Poi la dottoressa conclude con un pizzico di preoccupazione: “spero per scopi meno futili.”

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