Bersani vs Renzi, le dialettiche del vecchio e del nuovo

Lo scontro generazionale nel Pd analizzato attraverso le parole di Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, la vecchia e la nuova impostazione si differenzia fra chi pensa più ad abbattere il nemico e chi invece vuole nuovi contenuti.

di Vincenzo Avagnale 6 Novembre 2011 12:45

Ormai è conclamato, nonostante tutti si affrettino a negarlo di fronte alla stampa, che Pierluigi Bersani, leader ufficiale del Pd, e Matteo Renzi, sindaco di Firenze e leader della corrente dei “rottamatori”, sono evidentemente in contrasto. Ovviamente lo si desume dai concetti contrastanti che esprimono e dall’evidente scontro generazionale che sta infuriando nel Pd. Però è possibile analizzare il loro dissidio anche attraverso le parole che utilizzano di più.

Bersani utilizza maggiormente le parole: mondo, lavoro, politica e partito. O almeno sono state le parole che ha usato di più nel suo discorso di ieri 5 novembre a Roma. Una manifestazione contro il governo che arriva ad una settimana dall’incontro dei rottamatori di Matteo Renzi, anch’egli presente alla manifestazione, ma fischiato dai militanti fedeli a Bersani con gridi che lo invitano gentilmente ad andare da Berlusconi.

Le parole più utilizzate dal capo dei “rottamatori” sono invece: giovani, lavoratori, mercati ed imprese. Parole che ha usato principalmente nel suo discorso sulle famose “100 proposte per cambiare l’Italia” scodellate durante i tre gioni alla Leopolda. Evidente dal paragone che le priorità sono evidentemente diverse, anche considerato che Bersani dice molto spesso: destra e governo; mentre Renzi dice spesso: riforme e rinnovamento.

Uno scontro insomma sugli interessi dei due leader. Mentre Bersani è tutto concentrato sulla lotta contro Berlusconi e sebbene avesse promesso di smettere di fare dell’anti-berlusconismo la principale argomentazione della sua politica, non sembra esservi riuscito. Renzi invece fa parte di chi non è interessato tanto all’abbattimento della destra, quanto alla proposizione di nuove idee e proposte per convincere gli elettori. Come disse lo stesso sindaco di Firenze: “non mi sottometto a nessun politico superato, io mi rimetto direttamente agli elettori, che sono la base del partito. Sono loro ad essere il Pd e non Bersani e tutta quella vecchia leadership fallimentare che non vuole abbandonare il timore in favore di idee nuove.” 

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