Renzi insiste: “i cambiamenti li fanno i pionieri non i reduci”

Renzi non ci sta alla replica di Bersani ed insiste sulla sua linea per il cambiamento. Non si allinea ai ranghi ed anzi quasi si mette a capo dei "rottamatori" del Pd, rimettendo il suo giudizio direttamente agli elettori.

di Vincenzo Avagnale 31 Ottobre 2011 10:30

Renzi aveva ottenuto lo scopo di attrarre l’attenzione di tutti e c’è riuscito a maggior ragione con la reazione stizzita di Bersani, che proprio non convince con le sue argomentazioni da “aspetta il tuo turno“. Oggi, come aveva promesso, replica al leader del Pd insistendo sull’importanza di cambiare i vertici del partito affidandolo in mani più giovani, per portare un’aria nuova e nuove idee adesso che il berlusconesimo è al tramonto.

Il mio Pd non parte dai dirigenti per poi dare una linea agli eletti, ma parte dagli elettori, che sono i veri protagonisti. Il marchio del Pd non lo hanno registrato Veltroni e Bersani, ma lo registrano ogni volta migliaia di elettori che vanno alle primarie. Bisogna avere il coraggio di dire che in un paese è normale che cambino ogni volta i simboli e le facce rimangano sempre le stesse? Se il Pd vuole vincere deve iniziare a scrivere una nuova storia e la storia la scrivono i pionieri, non i reduci.” Ha detto il sindaco di Firenze sulla linea dei giorni scorsi alla conclusione della manifestazione alla stazione Leopolda. Ha poi annunciato che farà 100 nuove proposte per rinnovare il Pd e l’Italia con esso.

Secondo Renzi l’approccio di Bersani alla politica è superato, forse andava bene per il 900′, ma adesso risulta obsoleto e va integrato o anche cambiato e per farlo ci vuole gente nuova ed idee nuove. Poi affonda deciso: “le primarie devono scegliere qualcosa di più un nuovo dirigente, devono operare un ribaltamento politico. Se pensate che io debba prendere la linea economica di questo Paese da un signore che non prende i voti neanche dal suo condominio, io non ci sto”. 

Bersani però da Napoli abbozza e garantisce ai giornalisti che all’interno del partito non ci sono tensioni, anzi: “nel partito voglio bene a tutti.” Risponde inoltre con un sorriso ai giornalisti che gli chiedono se voglia bene anche al sindaco di Firenze: “voglio bene a tutti, nessuno escluso.”

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