Bashar Assad propone amnistia per i manifestanti siriani

La nuova mossa del presidente siriano appare incomprensibile per quanti hanno provato la durezza della repressione da lui messa in atto, ma ancora una volta nelle sue azioni c'è un doppio gioco politico quanto strategico.

di Vincenzo Avagnale 15 Gennaio 2012 12:09

La risposta agli appelli dell’Onu al dittatore siriano per la resa del potere ed il rispetto della libertà e dei diritti umani dei suoi concittadini è l’ennesima trappola, che Bashar Assad lancia sfrontatamente, sebbene sia ormai chiaro a tutti che ogni sua mossa nasconda soltanto un altro inganno per distruggere i suoi oppositori.

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha tentato di indurre ancora una volta il regime di Damasco a smetterla di angariare i suoi cittadini ed anzi ha invitato durante una conferenza a Beirut sulla transizione democratica dei paesi musulmani: “oggi ribadisco al presidente siriano Assad: metti fine alla violenza, ferma l’uccisione dei tuoi concittadini, la repressione conduce all’impasse”.

Il vento del cambiamento” ha spiegato il segretario generale dell’Onu ” non smetterà di soffiare. Le nazioni vogliono il rispetto della loro dignità, la fine della corruzione, il rispetto dei diritti umani e dicono basta al potere di un solo uomo, alle dinastie, al silenzio imposto ai media ed alla mancanza delle libertà fondamentali.

Insomma, un appello alla saggezza troppe volte lasciato inascoltato, a cui ancora una volta Assad risponde con un atteggiamento sfrontato e risoluto al tempo stesso: l’annuncio della concessione di una nuova amnistia. Questa volta non si tratterebbe soltanto di qualcosa limitato al giorno prima oppure ad un episodio circoscritto, quanto il perdono senza condizioni di quanto commesso “nel contesto degli eventi avvenuti dal 15 marzo 2011 al 15 gennaio 2012“.

Un’offerta apparentemente generosa e ricca di buone intenzioni, ma che nasconde l’ennesimo tranello. Già altre volte Assad aveva proclamato amnistie, annunciando nel novembre scorso la liberazione di ben 4000 detenuti provenienti dalle manifestazioni, che: “non si sono macchiati della morte di nessuno“. Il 31 maggio aveva addirittura proclamato un’amnistia per i detenuti politici, compresi i suoi nemici di sempre: i membri della Fratellanza musulmana.

Il problema è che per beneficiare di queste amnistie sarebbe necessario consegnarsi alle autorità siriane confessando il proprio reato e quindi, al di la del fatto che obbligherebbe implicitamente i manifestanti ad ammettere l’erroneità delle proprie proteste, darebbe anche a Bashar Assad l’occasione di schedare caso per caso i suoi nemici e quindi intervenire poi con tutta calma per distruggerla in altri modi, che attirino meno l’attenzione della comunità internazionale insomma. Gli Stati Uniti già in ottobre hanno sconsigliato a chiunque di consegnarsi alle autorità siriane per questo genere di amnistie.

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