Siria, esercito bombarda Homs, la terza città del paese

La repressione sui manifestanti e ribelli siriani da parte del dittatore Bashar Assad continua indisturbata, adesso, dopo aver preso i dissidenti casa per casa, cannoneggia la terza città più grande del paese.

di Vincenzo Avagnale 29 Ottobre 2011 13:16

Era stato sferrato un duro colpo al regime di Bashar Assad in Siria, la ribellione ha ucciso 40 civili delle forze lealiste ed in risposta il dittatore siriano ha rivolto i cannoni dei carriarmati contro una sua stessa città: Homs, la terza città più grande e popolosa della Siria. Uno dei centri dove la ribellione ha attecchito maggiormente.

Secondo fonti Ansa almeno una persona è stata uccisa nella giornata di oggi, mentre altre cinque sono state ferite dai colpi lanciati dai carriarmati delle forze dell’esercito governativo siriano contro un quartiere centrale di Homs. La città si trova a nord di Damasco e se dovesse iniziare una ribellione di stampo libico sarebbe un punto pericoloso da perdere in favore dei rivoltosi, per cui Assad non ha voluto correre rischi e per conservare il potere sta rivolgendo le armi contro il suo stesso popolo. Un’operazione inammissibile, condannata a parole da tutti i maggiori esponenti della comunità internazionale ovviamente, ma di fatto nessuno ha messo in campo alcuna contromisura a questo massacro.

Secondo l‘Osservatorio Nazionale per i diritti umani in Siria, i tank avrebbero aperto il fuoco contro edifici di Bab Amro a Homs, con i tannoni di contraerea e mitragliatrici. Secondo gli attivisti sarebbe i militari avrebbero giustificato l’attacco asserendo che è una risposta commisurata a quello che un funzionario governativo ha definito ” un attacco vigliacco ai 40 civili che hanno ucciso, persone che non potevano difendersi, quindi gli faremo capire che devono stare tranquilli”. 

Adesso che le operazioni in Libia si avviano alla conclusione la Nato non sembra essere affatto intenzionata a preparare una missione per aiutare i siriani, forse perché ancora si spera che con la diplomazia si possa riuscire a convincer Assad a concere più democrazia nel suo paese; tuttavia per quanto questo sia teoricamente possibile è evidente a tutti che il dittatore non ha alcuna intenzione di farsi da parte e questo i ribelli lo sanno bene.

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