Banca Popolare di Bari e Carichieti, si può fare

Rimane in sospeso la vicenda che vede protagoniste Banca Popolare di Bari e Carichieti...

di Maris Matteucci 26 Settembre 2016 16:53

Rimane in sospeso la vicenda che vede protagoniste Banca Popolare di Bari e Carichieti, con l’istituto pugliese che nei giorni scorsi ha presentato una offerta non binding per la nuova banca abruzzese. Ma i tempi per la risoluzione potrebbero allungarsi ben oltre il 30 settembre, termine indicato inizialmente per la conclusione dell’affare.

Marco Jacobini, presidente dell’istituto bancario pugliese, predica calma e, pur confermando un certo interesse per Carichieti, lascia intendere che la trattativa può dirsi solo avviata. “Più che in corsa siamo in leggera camminata, nemmeno veloce – ha precisato con una battuta – Un pensiero ce lo abbiamo fatto. La valutazione è bella, è una bellissima valutazione“.

E sulla svalutazione delle azioni dell’istituto barese e al conseguente malcontento dei soci, Marco Jacobini ha chiosato con una battuta secca: “Gli azionisti evidentemente non hanno visto che cosa è successo alle grandi banche dal primo gennaio a oggi“. Come dire che Banca Popolare di Bari ha retto bene l’urto tanto che oggi è ancora in prima linea per la trattativa di Carichieti e solo poche settimane fa ha incorporato anche Caripe e Tercas, migliorando le prestazioni dei servizi per i clienti.

Occorrerà adesso attendere per capire eventuali margini di sviluppo di una operazione, quella verso Carichieti, che per concludersi potrebbe avere bisogno anche di più tempo. Non a caso è in corso un dialogo tra il Governo e la Commissione Europea per allungare i termini della trattativa e poter definire meglio eventuali dettagli. Decisivi potrebbero essere già i prossimi giorni, come confermato anche da Roberto Nicastro il quale ha confermato che è in corso un dialogo tra il governo e la Commissione europea. Il presidente delle quattro good bank ha ricordato di aver già detto che la eventuale cessione sarebbe comunque avvenuta in quella che viene notoriamente chiamata “zona Cesarini”, eventualmente sforando i tempi fissati.

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