Assicurazioni, i chirurghi lanciano l’allarme

Il Collegio Italiano dei Chirurghi, lancia l'allarme: "non ci sono assicurazioni che difendono il professionista"

di Michele Laganà 8 Maggio 2012 11:00

È un campanello d’allarme, quello che il Collegio Italiano dei Chirurghi lancia in questi primi mesi del 2012. Nel solo anno 2011 sono state moltissime le richieste di risarcimento che le assicurazioni hanno ricevuto da parte di pazienti per danni, riscontrati presso le sale operatorie o nelle corsie degli ospedali. Il Collegio Italiano dei Chirurghi ha inviato una lettera anche la presidente del consiglio Mario Monti e al Ministro per la Sanità Renato Balduzzi.

Secondo quanto dichiarato dall’Ania (Associazione Nazionale Italiana Assicurazioni), le richieste di risarcimento giunte nel 2011 sono più di trentaquattro mila. Secondo quanto dichiarato dal Collegio italiano dei Chirurghi, le assicurazioni hanno innalzato un muro difensivo che rende sempre più difficile la difesa da parte del singolo professionista. Molti invidiano i chirurghi per la loro preparazione culturale e medica, da questo campanello d’allarme, si capisce che anche per loro inizia a essere veramente difficile difendere il proprio lavoro.

34 mila denunce, poche o tante che siano, aprono un quadro assicurativo a molti ancora poco chiaro. Il rischio clinico, non è considerato come dovrebbe secondo il Collegio Italiano dei Chirurghi il quale dichiara che manca un sistema complessivo di gestione del rischio clinico, inoltre, manca una vera e propria polizza assicurativa stipulata fra l’azienda ospedaliera a favore del singolo chirurgo.

Secondo il Collegio Italiano dei Chirurghi, sarebbe il caso di dotare anche l’equipe medica di un’assicurazione atta a coprire i possibili incidenti che commette tutto il gruppo e non il singolo. Infatti, nel caso non sia assodata la responsabilità del singolo, il gruppo a quel punto non ha una polizza assicurativa in grado di coprire le loro colpe.

Il mondo delle assicurazioni per i medici professionisti, è un problema che il Collegio Italiano dei Chirurghi vuole e cerca di risolvere.

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