Aggressioni con l’acido, Boettcher condannato a 23 anni

L'ex broker, già condannato a 14 anni per aver sfigurato Pietro Barbini, è stato riconosciuto colpevole anche di aver sfregiato Stefano Savi, che ha dichiarato: "Spero che non esca più di cella".

di Luca Fiorucci 31 Marzo 2016 5:39

Il collegio dell’undicesima sezione penale del Tribunale di Milano ha condannato a ventitré anni di reclusione Alexander Boettcher, l’ex broker accusato di associazione a delinquere per aver sfregiato con l’acido Stefano Savi il 2 novembre 2014, per uno scambio di persona, ed aver tentato di fare lo stesso, due settimane dopo, con il fotografo Giuliano Carparelli, con la complicità dell’amante Martina Levato e di Andrea Magnani, già condannati con rito abbreviato per gli stessi fatti a sedici anni e a nove anni e quattro mesi. Boettcher, che era stato già condannato a giugno a quattordici anni, come la Levato, per aver sfigurato Pietro Barbini, dovrà inoltre versare 1,2 milioni di euro come provvisionale di risarcimento a Savi. 

I giudici hanno di fatto confermato l’impianto accusatorio del pm di Milano Marcello Musso, titolare delle indagini, che aveva chiesto una condanna a ventisei anni definendo l’ex broker “un sadico psicopatico” e che ieri ha espresso “grande soddisfazione” in particolare per il riconoscimento dell’accusa di associazione a delinquere e per la dimostrazione della colpevolezza anche riguardo all’aggressione a Savi. Dopo la condanna, Boettcher ha detto al suo avvocato: “In due ore di camera di consiglio, cosa ti aspettavi? E’ una sentenza già scritta, ma io sono innocente e lotterò anche in appello. Secondo l’avvocato Michele Andreano, che difende Boettcher assieme al collega Giovanni Maria Flora, egli sarebbe solo “uno sciocco” che, da quanto risulta dai messaggi Whatsapp e dai video mostrati in aula, ha “una personalità disturbata”, ma non vi è “in nessun caso la prova incontrovertibile della partecipazione dell’imputato a un’associazione a delinquere”.

Durante l’arringa, Andreano ha anche letto alcune frasi del libro “L’innocenza del mostro” scritto dall’avvocato Rosario Bevaqua, morto a gennaio, che fu il difensore di Pietro Pacciani, il contadino toscano accusato di essere il “mostro” di Firenze, in particolare il passaggio in cui Bevaqua affermava che, “per quanto infame” possa essere la vita di un imputato, il processo deve essere “giusto” e prescindere da suggestioni e “sentimenti”. Per i legali, inoltre, le indagini non sono state “esaustive”, Boettcher è stato accusato “in modo del tutto arbitrario”, il pm ha tenuto “un atteggiamento profondamente inquisitorio, teatrale e suggestivo e vi è stata una “campagna di stampa smaniosa” per dipingere l’ex broker come “un personaggio freddo, malvagio e manipolatore”.

In aula erano presenti Patrizia Ravasi, la madre dell’imputato, che è scoppiata a piangere dopo la lettura della sentenza, Gherardo e Federica Barbini, padre e sorella di Pietro, Antonio Margarito, che Martina Levato cercò di evirare con un coltello, accompagnato dalla sorella, e Stefano Savi con il padre Alberto. Savi, che è stato già operato sedici volte in seguito alle ustioni e dovrà subire altri due interventi a maggio e a settembre, dopo la sentenza ha dichiarato: “Spero che non esca più di cella”, per poi aggiungere di essere risollevato. L’importante è che abbiano stabilito chi è il colpevole. Se l’è cercata lui“. Egli ha detto inoltre di vedere il suo “futuro roseo, anche se sarà lunga“, ma ha fatto sapere che riprenderà sicuramente gli studi.

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