Abolizione del valore legale del titolo di studio, da oggi referendum online

Il sito della Pubblica Istruzione cerca così di capire l'orientamento degli italiani in ordine alla riforma voluta dal ministro Profumo.

di Simona Vitale 22 marzo 2012 13:06
Abolizione del valore legale del titolo di studio

Parte oggi, per proseguire fino al prossimo 24 aprile, la consultazione referendaria online promossa dal Ministero dell’Istruzione per sapere cosa pensano gli italiani in ordine all’abolizione del valore legale del titolo di studio. Sul sito del Miur è infatti possibile cliccare sul banner consultazione pubblica per registrarsi e partecipare al questionario online. La schermata iniziale elenca invece tutti i dettagli tecnici di questa nuova riforma voluta dal ministro Profumo. Potete accedere anche da qui.

Come si legge sulla home page, “Al termine, i contributi ricevuti saranno pubblicati, previo consenso dell’interessato e comunque in forma anonima, sul sito del Miur e costituiranno il presupposto per tutte le proposte da sottoporre al Consiglio dei Ministri oltre che per i provvedimenti del ministero”. Le domande sono una quindicina. Al termine del questionario ci saranno poi 3 domande per poter registrare il feedback del compilatore rispetto allo strumento usato.

”L’abolizione del valore legale del titolo di studio è un tema complesso e non di immediata comprensione, ma soprattutto ciò che più conta è che le conseguenze possono essere veramente devastanti. La consultazione online poteva essere uno strumento innovativo e positivo sotto alcuni aspetti ma con questa impostazione sta partendo decisamente con un passo falso a causa dell’eccessiva fretta e della mancata comprensione dell’importanza della discussione” ha dichiarato Michele Orezzi, Coordinatore Nazionale dell’Udu che ha poi aggiunto: “La pratica della consultazione diretta è ottima, ma non può eludere un confronto. Vogliamo poi ricordare che l’Italia è ancora oggi il Paese europeo dove è meno radicata la banda larga: forse sarebbe anche opportuno adeguare le infrastrutture telematiche per permettere a tutti i cittadini di accedere e partecipare ed evitare quei gap che, mai come ora, sono gap democratici. Purtroppo non ci sarà il dovuto tempo e le dovute occasioni per far comprendere le conseguenze dell’eventuale abolizione: classificazione di atenei di serie a e serie b, una deresponsabilizzazione delle università circa la formazione degli studenti e un’agevolazione pesante in più per raccomandazioni e spintarelle nei concorsi pubblici”.

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