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Silvio boccia Alfano: “Non capisce il Paese”

Silvio boccia Alfano: “Non capisce il Paese”

“Ho fatto due passi indietro ma Monti e Napolitano hanno preferito abbandonarmi al mio destino. Ora ho il diritto di difendermi, mi vogliono in galera e non ho tempo da perdere”. Martedì i dirigenti di via dell’Umiltà si riuniranno per decidere quali saranno le regole sulle primarie, mentre il Cavaliere partirà per Malindi. Destinazione Kenya, ritorno al residence di Briatore e arrivederci al 5 novembre. Le primarie sono “affare loro”. Il partito è ormai in balia delle onde, senza capitano e senza rotta ma soprattutto a un passo dalla scissione, tra berlusconiani e montiani. Solo dopo una telefonata lunga un’ora, sabato a pranzo, Gianni Letta è riuscito a convincere l’ex premier a desistere dall’annuncio in conferenza stampa del varo del nuovo partito, della nuova lista.

 

E così mentre Alfano tace in attesa del risultato della Sicilia, in cui una sconfitta potrebbe significare dimissioni, una buona parte del partito lo sostiene. “Non si torna indietro da Monti” diceva ieri sera al Tg3 Maurizio Lupi. Lo pensa anche Franco Frattini, che non fa mistero di non aver gradito affatto le uscite antieuropeiste e di non sostenerle in Parlamento. “Attenti a non far saltare lo spread” avverte ormai anche il capogruppo Fabrizio Cicchitto. Perfino il fedelissimo Gaetano Quagliariello sembra quasi richiamare il leader, quando fa notare che “in presenza di elezioni non si fa dibattito interno, è un fatto di buon senso”.  E comunque, “la spina a Monti non si stacca” avverte il vicecapogruppo alla Camera Osvaldo Napoli.

 

 

Dunque partito diviso. Da un lato i montiani che sognano il Ppe italiano e che si sono ritrovati all’ombra di un leader populista e nemico dell’euro. A questo punto, però, la loro è l’ala maggioritaria e pronta ad andare alla conta se la fronda berlusconiana decidesse di staccare la spina. Una fronda che comprende nomi di spicco: i coordinatori Verdini e Bondi, gli ex An La Russa e Meloni e Corsaro tentati dalla rivolta contro Monti. E poi le “amazzoni” Santanché e Biancofiore, ma anche i dc Rotondi e Giovanardi, oltre che il coordinatore lombardo Mantovani e Paolo Romani. La sacca di resistenza che ha deciso di stare col capo sempre e comunque.

 

Tante telefonate intercorse ieri per tutto il giorno tra Angelino Alfano e il suo leader. “Perché proprio ora? Giusto alla vigilia del voto in Sicilia? È un attacco a me? Ce l’hai con me?” avrebbe incalzato il segretario, stando ai racconti di chi ha parlato con Berlusconi. Il Cavaliere lo ha rassicurato a più riprese. “Con lui sotto il profilo umano non c’è alcun problema, ma ci sono alcuni nodi politici da risolvere” ha poi spiegato l’ex premier ai suoi interlocutori. Staccare la spina al governo non lo ritiene utile, ormai: “La crisi non conviene a nessuno, al voto si va comunque a breve: io ormai sono in campagna elettorale”. Si capisce che il punto cruciale è la sentenza Mediaset e poi l’affondo al Colle e a Napolitano: “L’anno scorso ho compiuto un sacrificio importante, ma mi hanno abbandonato in balia dei magistrati”. Su Alfano il giudizio è chiaro : “Angelino è un caro ragazzo. Ma fa fatica ad avere presa su quella fetta di paese scontento e disperato”. È lo spartiacque del leader Pdl, “chi vuole andare col governo delle tasse ci vada pure, Angelino scelga con chi stare, io ho lanciato un’operazione verità”.

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