Quando l’assicurazione non ti crede: i casi più clamorosi

L'odissea di alcune persone vittime di incidenti stradali nell'ottenere il risarcimento: l'assicurazione è pronta ad accusarti di truffa, anche nei casi più evidenti

di giannipuglisi 5 giugno 2017 23:05

Le inchieste sui danni e le ingiustizie subiti dalle vittime di incidenti stradali proseguono. Dopo alcuni casi recenti, che hanno mostrato come le compagnie assicurative tendano a ritardare ogni celerità nei pagamenti e non applichino correttamente le normative e le procedure per i risarcimenti, è la volta di conoscere altri esempi eloquenti nei quali le assicurazioni negano ogni risarcimento nel caso sospettino, senza alcuna prova fondata, la possibilità che sia stata messa in atto una frode. In questo senso, possiamo citare un caso davvero singolare che ha voluto raccontarci Raffaele de Gerbi presidente della Professional & Partners Group Srl.

23 gennaio 2014: il caso Capista

Nel gennaio 2014, la sessantenne Giovanna Capista, alla guida della propria Mercedes Classe A con a bordo la madre, subisce un grave incidente stradale, urtando il guard-rail in via della Magliana a Roma. La donna, trasportata all’Ospedale Sant’Eugenio, avrà un referto di quaranta giorni per via delle fratture riportate.

La madre, trasportata al San Camillo Forlanini, accusa una frattura arco anteriore 2-4-5 costa sinistra, una frattura composta dell’apofisi ulnare sinistra e una del piatto della tibia; inoltre, subisce un grave trauma facciale. Secondo il codice della strada, all’art. 141. Ha diritto ad un risarcimento dei danni subiti, che però tarda ad arrivare.

L’assicurazione UnipolSai della figlia trasferisce la pratica alla propria unità investigativa perché non crede alla versione della donna, e nega il risarcimento. Nel frattempo, la madre muore a causa di un tumore. Ma come è possibile pensare che un incidente del genere, che ha causato danni ingenti ed irreparabili ad autista e passeggero, possa essere una semplice truffa per intascare un premio assicurativo? Si mette in discussione non soltanto la buona fede di Giovanna Capista, la prima a subire i danni dal proprio incidente, ma anche dei referti stilati dagli operatori sanitari delle due ambulanze e dell’auto medica intervenute subito dopo l’incidente.

Intanto, secondo la UnipolSai, «i danni lamentati non risultano compatibili con l’evento denunciato». Quali potrebbero essere in un caso simile i «fondati sospetti» della compagnia assicurativa che mette in modo le aree speciali antifrode? Il consulente Raffaele Gerbi sul caso, ha voluto dichiarare che «Anche se la UnipolSai è una compagnia seria e di primario livello nazionale,  è assurdo affidare la gestione di pratiche così delicate alle Aree Speciali Antifrode o, comunque, permetterne l’assunzione se non vi sono fondati elementi. Probabilmente la responsabilità deve essere divisa tra la compagnia e i professionisti incaricati dalla stessa. Infatti i vari consulenti incaricati dalle Compagnie dovrebbero svolgere la loro attività senza pregiudizi, evitando nello svolgimento della loro attività, di utilizzare modalità aggressive che ci riferiscono i nostri clienti».

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