Gasparri indagato per peculato: 600 mila euro per una polizza vita

Il senatore avrebbe sottratto tale cifra dai fondi del gruppo Pdl al Senato, per poi restituirla un anno dopo. Lui: "Non mi sono appropriato di nulla".

di Luca Fiorucci 17 dicembre 2013 15:47
Maurizio Gasparri

Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha ricevuto questa mattina l’avviso di chiusura dell’indagine della procura di Roma per la quale rischia il processo con l’accusa di peculato. Gasparri, il 22 marzo 2012, si sarebbe infatti appropriato di 600 mila euro del gruppo Pdl al Senato per acquistare una polizza vita a lui intestata e i cui beneficiari sarebbero stati i suoi eredi legittimi. Il senatore, secondo i pm, si appropriava dei soldi come “senatore della Repubblica e presidente del gruppo parlamentare Pdl”, e quindi “aveva sul conto corrente presso la Bnl Senato a lui intestato in qualità di Presidente la disponibilità di denaro proveniente dal bilancio del Senato a titolo di contributo al finanziament0 dell’ufficio di presidenza”.

Su richiesta del gruppo Pdl, Gasparri, il 1 febbraio 2013, avrebbe poi riscattato la polizza e, successivamente, restituito i 600 mila euro al gruppo Pdl, con due bonifici di 300 mila euro ciascuno, versati il 20 febbraio e il 12 marzo 2013. Il provvedimento di chiusura indagini è firmato dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, dagli aggiunti Rossi e Caporale e dai pm titolari dell’indagine, Orano e Pioletti. L’indagine è partita in seguito ad una segnalazione di operazioni sospette (Sos) da parte della Bnl, riferita ad un periodo che va dal gennaio 2010 al marzo 2012. Allo stesso tempo, però, la procura di Roma ha chiesto al gip di archiviare la posizione di Gasparri e di Gaetano Quagliarello, in quanto presidente e vicepresidente del gruppo Pdl al Senato, relativamente alla gestione dei contributi erogati per adempiere alle loro funzioni secondo il regolamento vigente nella XVI legislatura (quella passata).

I magistrati e la Guardia di Finanza, pur avendo appurato una situazione di “confusione” riguardo alla gestione dei fondi, non avrebbero infatti riscontrato alcun elemento illecito di appropriazione, a parte, appunto, il procedimento stralcio relativo ai 600 mila euro utilizzati da Gasparri per l’acquisto della polizza vita. I pm hanno accertato che, in poco più di due anni, sono stati prelevati dal personale amministrativo per l’attività del gruppo Pdl al Senato circa 2 milioni e 800 mila euro, una somma “da ritenersi considerevole”, ma occorre tener presente che il regolamento all’epoca in vigore “non prevedeva alcuno specifico obbligo di rendicontazione sugli impieghi dei contributi”.

Per i magistrati, quindi, non sono emersi “sotto il profilo dell’utilizzazione sistematica del contante e dell’assenza di rendicontazione, dati penalmente rilevanti, non essendovi prova alcuna di impieghi privatistici delle somme movimentate“. Il senatore si è difeso dicendo: Non mi sono appropriato di nulla! Ritenevo comunque di aver chiarito agli organi competenti in maniera puntuale la vicenda relativa alla gestione dei fondi del gruppo parlamentare del Pdl al Senato“. Gasparri ha aggiunto che l’operazione gli “era stata proposta dalla banca e che tutto è avvenuto “con grande trasparenza e nell’interesse del gruppo stesso”, e ha detto di provare turbamento e disagio” per le ulteriori indagini, ma di avere “la coscienza tranquilla”.

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