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Draghi invoca meno tasse e più tagli alla spesa

Attesa entro la fine dell'anno la creazione di un'Unione bancaria, sotto la supervisione della BCE.

di Stefania Calabrese 10 luglio 2012 1:02
Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, durante l’odierna audizione al Parlamento europeo ha presentato il quadro della situazione economica europea: “C’é un barlume di speranza in uno scenario cupo”, ha dichiarato a proposito delle misure di risanamento attuate da alcuni stati, come aumento delle tasse e riforme strutturali importanti, aggiungendo che i governi europei debbano “perseverare in riforme coraggiose e necessarie” e puntare al taglio della spesa e al ridimensionamento della pressione fiscale.
Draghi ha inoltre incoraggiato gli eurodeputati a non essere pessimisti e considerare i passi avanti effettuati da novembre, quando si era rischiato il collasso del sistema monetario europeo. Fra gli esempi positivi, il presidente della BCE ha citato anche l’Italia, soprattutto in riferimento alla riforma del lavoro e alla spending review, che aiuterà il Paese “centrare gli obiettivi di bilancio”.
Nonostante l’indebolimento della crescita economica registrato nel secondo trimestre in un contesto di “elevata incertezza”, Draghi ha dichiarato che alla BCE “continuiamo ad attenderci una graduale ripresa, anche se a ritmi sommessi”.
Recentemente l’Unione Europea ha stabilito di assegnare alla BCE maggiori poteri per la supervisione bancaria con una proposta attesa per l’autunno. Oggi Draghi ha dunque specificato che la Banca centrale intende fare tutto il possibile per preservare la stabilità finanziaria e dei prezzi nell’area euro, purché ciò avvenga nell’ambito del suo mandato e “senza aumentare i rischi a carico del suo bilancio”. In quest’ottica ha sottolineato che “o ci saranno le condizioni” perché la reputazione della banca centrale che venga messa a rischio, oppure la Bce rifiuterà di esercitare quei poteri in più che non erano stati richiesti.
Per Draghi, i fondi salva stati Efsf-Esm sono uno strumento flessibile e utilizzabile; con gli 800 miliardi a disposizione, una volta assegnata alla Bce la supervisione, l’Esm potrà ricapitalizzare direttamente le banche, in particolare quelle spagnole, mentre con l’Efsf salirà temporaneamente il debito pubblico della Spagna, che verrà presto riassorbito. Tuttavia la Bce “non può dire alle banche come usare i fondi” assegnati mediante le operazioni di rifinanziamento o tramite collaterale, né  lo auspica, ha ribadito il presidente, citando in proposito l’esempio dell’Italia degli anni ’70, “vissuto sulla mia pelle” e che ha condotto a un “credito politicizzato e un 20% di inflazione”. Inoltre, ”non tutte le banche dell’Eurozona che prendono denaro in prestito dalla Bce si comportano allo stesso modo. In alcuni paesi le banche continuano a prestare denaro all’economia reale, in altri nazioni dove gli istituti di credito hanno attivi deteriorati, dove c’é deleveraging, non possono farlo. Questo per dire che la stessa operazione di finanziamento della Bce alle banche dell’Eurozona ha effetti differenti nei diversi paesi dell’unione monetaria”.

Anche per questi motivi Mario Draghi sostiene che sarà inevitabile cedere passo dopo passo le sovranità sul piano finanziario ed economico, e la creazione di un’Unione bancaria sarà appunto il primo dei passi necessari per muoversi in questa direzione.

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