Draghi alla Bce: “Italia si salvi da sola”

Draghi sta per prendere il posto di Trichet come numero 1 della Banca Centrale Europea, avverte che molto si sta facendo in Europa per superare la crisi, ma i paesi devono essere i primi a salvare se stessi.

di Vincenzo Avagnale 27 ottobre 2011 12:00

L’Eurosistema è determinato, con le sue misure non convenzionali, a evitare che i malfunzionamenti sui mercati monetari e finanziari ostacolino la trasmissione monetaria” ha detto Mario Draghi nel suo ultimo discorso come governatore della Banca d’Italia. “A livello europeo, è urgente darsi una governance in cui disciplina di bilancio e solidarietà trovino reciproco supporto; è necessaria inoltre l’immediata attuazione degli strumenti di sostegno finanziario per la gestione della crisi, ma senza una risposta risolutiva e duratura che venga da adeguate politiche nazionali, che promuovendo la crescita rimuovano gli squilibri delle finanze pubbliche, il primo obiettivo non è raggiungibile, il secondo è un palliativo.”

Lacrime e sangue, queste le parole che sta rincorrendosi sempre di più in Europa quando si parla di economia. Draghi non dice proprio queste parole, ma dice che gli interventi saranno inutili senza una successiva azione decisa dei governi, che dovranno affrontare e sconfiggere le cause di fondo che hanno causato questi problemi iniziati in Grecia ormai ben due anni fa. Ora lui prenderà il posto di Jean-Claude Trichet alla Banca Centrale Europea il 1 novembre e fa questi ultimi discorsi come un invito alla sua partenza dalla Banca d’Italia a tenere alta la guardia.

L’Italia è infatti il paese che subito dopo la Grecia è più vulnerabile all’attacco della speculazione, ha un debito di 1900 miliardi e sembra, agli occhi di tutti i partner europei, come la prossima a rischiare il tracollo. Secondo Draghi: “della crisi l’Italia non aveva nulla da rimproverarsi, ma per debolezze strutturali mai curate ne veniva travolta al punto da ritrovarsi, un po’ per la lentezza di uscire dalla sua crisi, ad essere divenuta essa stessa una ragione di crisi generale.

Dopo però manda un messaggio di incoraggiamento, diretto principalmente a Napolitano, ma che in generale suona come uno degli appelli che il capo dello stato rivolge quotidianamente al paese sul dover cercare l’unità degli intenti per superare la comune difficoltà: “ l’Italia può affrontare la situazione se non dimenticherà i suoi punti di forza ed in primis il presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, ma anche se riconosce i nodi da sciogliere e non si affiderà ad altri per risolverli, indipendentemente da chi li segnala.”

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