Crisi, per uscirne non è indispensabile cambiare governo

Il consigliere della Casa Bianca, Ben Rhodes, ha spiegato al G20 di Cannes che cambiare un governo ora come ora non ha particolare importanza, ciò che importa sono le riforme, non chi le fa!

di Vincenzo Avagnale 8 novembre 2011 18:53

Le soluzioni non dipendono da eventuali cambiamenti di governo” ha detto il Consigliere per la Sicurezza Nazionale della casa Bianca Ben Rhodes. In sostanza cambiare un governo nel momento peggiore della crisi può dare un minimo di respiro ai mercati, ma poi servirebbero elezioni a tempo di record per evitare che i problemi dell’economia divorino un paese aspettando le riforme indispensabili. Un discorso in cui non si fanno nomi, ma è evidente che si ci riferisce all’Italia.

La sua è una risposta realistica, addirittura “onesta”, riguardo ai tentativi continui di rovesciare Berlusconi, adducendogli tutti i problemi dell’economia come sua responsabilità. La lettere inviata dal Presidente del Consiglio italiano è stata davvero ben valutata da Bruxelles, ma anche dagli altri delegati presenti a Cannes per il G20, fra cui anche Rhodes appunto.

Risulta però chiaro, nonostante l’apprezzamento dei maggiori leader dell‘Unione Europea, fra cui Barroso, la cancelliera tedesca Merkel ed il premier francese Nicolas Sarkozy, che pur “essendo complessivamente una giusta direzione ” quella presa con la lettera di intenti, ci sarà comunque molto da lavorare sulle tematiche del lavoro, le quali sono quelle con la maggiore sensibilità sociale e politica.

Mai come in questo momento però anche i cosi detti “motori dell’Europa” sono in difficoltà e la gestione dei debiti sovrani è stata affidata in modo tanto esclusivo alla Bce più che ai singoli governi nazionali. Mario Draghi, come prima decisione alla presidenza della Banca Centrale Europea, ha optato per tagliare i tassi d’interesse dall’1,50 all’1,25%; misura considerata di maggiore attenzione ai problemi della crescita rispetto al passato.

Molti hanno visto in queste vicende solo il lato negativo della medaglia, criticando l’euro e la sua gestione, ma specialmente cercando di fare levate di capo individuali; tuttavia ciò che troppi si ostinano a non capire che oltre ai rischi questa crisi ha delle “potenzialità” enormi per lo sviluppo di una “vera” Europa Unita. La gestione dei debiti sovrani da parte dei singoli paesi avrebbe dovuto da lungo tempo divenire competenza di un organo europeo, come anche la scelta delle politiche interne ed estere; ora c’è la possibilità di rivalutare questo “matrimonio forzato” e considerarlo invece un’occasione unica per far tornare il vecchio continente agli apici delle potenze mondiali.

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