Caso Cucchi, la Procura: “Pronti a riaprire indagini”

Il procuratore capo Pignatone: "Non è accettabile che una persona muoia non per cause naturali mentre è affidata alla responsabilità degli organi dello Stato".

di Luca Fiorucci 3 novembre 2014 4:28
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Dopo l’assoluzione, nella sentenza di appello, di tutti gli imputati e le relative polemiche, il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone è intervenuto a proposito del caso Cucchi, e ha dichiarato: Non è accettabile, dal punto di vista sociale e civile prima ancora che giuridico, che una persona muoia, non per cause naturali, mentre è affidata alla responsabilità degli organi dello Stato. Se emergeranno fatti nuovi o comunque l’opportunità di nuovi accertamenti. la Procura di Roma è sempre disponibile, come in altri casi più o meno noti, a riaprire le indagini“. Pignatone ha poi sottolineato che le “sentenze meritano tutte rispetto”, anche se in questo caso, ha precisato, sono “tra loro contrastanti” e “in tutto o in parte non condivisibili“. In primo grado erano infatti stati condannati i medici ma assolti gli infermieri e gli agenti penitenziari, mentre in appello sono stati tutti assolti.

Il procuratore si è inoltre detto disponibile a incontrare i familiari del ragazzo”. A Pignatone ha subito replicato la sorella di Stefano, Ilaria, affermando: “Prendiamo atto di questa importante decisione del procuratore capo della repubblica di Roma. Rimaniamo in attesa di giustizia e verità come abbiamo sempre fatto in questi cinque anni. Possiamo solo dire che vanno azzerate tutte le perizie e le consulenze che hanno fatto solo fumo e nebbia sui fatti”. La famiglia Cucchi aveva già annunciato che lunedì si sarebbe presentata davanti alla procura con dei maxi-cartelloni raffiguranti Stefano: “Andremo solo noi tre senza alcuni sit-in, presidio o altro. Vogliamo far vedere come Stefano è morto e le condizioni con le quali ce lo hanno riconsegnato” ha spiegato Ilaria Cucchi.

Sempre quest’ultima, in precedenza, aveva chiesto un incontro con Pignatone, affermando: “Voglio chiedergli se è soddisfatto dell’operato del suo ufficio, se quando mi ha detto che non avrebbe potuto sostituire i due pm che continuavano a fare il processo contro di noi, contro il mio avvocato, e contro mio fratello, ha fatto gli interessi del processo e della verità sulla morte di Stefano”. Non si smorzano, però, le polemiche sulla sentenza emessa venerdì, con il presidente della Corte d’Appello di Roma Luciano Panzani che ha difeso i giudici che hanno assolto tutti gli imputati, chiedendo di non sottoporli ad una “gogna mediatica“, e al quale Ilaria Cucchi, in giornata, ha replicato con una lettera aperta dove ha scritto: “Nutro profondo rispetto per la magistratura. Rispetto, ma non venerazione. Non credo di mancare di rispetto a Lei e alla Magistratura se mi permetto di dire che le critiche rivolte ai suoi colleghi sono tutt’altro che una gogna. Chiedere responsabilità per chi sbaglia e commette gravi e ripetuti errori non significa metterlo alla gogna”.

Sul caso Cucchi è intervenuto su Twitter anche il sindaco di Roma Ignazio Marino, che ha scritto di essere “orgoglioso che Roma abbia un procuratore capo come Giuseppe Pignatone disponibile a riaprire le indagini“. Proprio il sindaco, pochi giorni fa, aveva annunciato di voler intitolare una via della capitale a Stefano Cucchi, e la sorella, ringraziandolo, ha precisato: “Mi piacerebbe che via Golametto, la via d’accesso al Palazzo di Giustizia, fosse quella prescelta. Sarebbe un segnale importante“.

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