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Cogne, nessun permesso premio per la Franzoni

Una perizia psichiatrica del 2008 ha documentato il rischio di reiterazione del reato.

di Stefania Calabrese 5 luglio 2012 13:13
Aula di tribunale

Respinto il ricorso dei legali di Anna Maria Franzoni per poter usufruire dei permessi per lasciare il carcere tre giorni al mese e tornare a casa dai figli. La donna, condannata in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio del figlio Samuele, di tre anni, ne aveva fatto richiesta già nell’ottobre scorso al il tribunale di sorveglianza di Bologna, che tuttavia non aveva accordato tali benefici. Ricorsa in appello, la domanda della Franzoni è stata rigettata anche dalla prima sezione penale della Cassazione, nonostante abbia già scontato oltre un terzo della pena nel carcere Dozza, a Bologna.
Anna Maria Franzoni, soprannominata “la mamma di Cogne” dalla stampa, è in carcere dal 21 maggio 2008, quando la Corte di Cassazione ne ufficializzò la condanna. All’epoca dell’omicidio, avvenuto nel 2002, il suo caso suscitò un grande interesse mediatico, dando vita al dibattito fra coloro che si schieravano dalla sua parte, credendola innocente, e coloro che la giudicavano colpevole dell’atroce delitto, dibattito alimentato dalle incessanti trasmissioni televisive che si sono ampiamente occupate del caso.


Il bambino era stato ritrovato in casa con il capo fracassato da quelli che poi la perizia avrebbe accertato essere almeno diciassette colpi con un oggetto di rame, probabilmente un mestolo, sebbene l’arma del delitto non sia mai stata ritrovata. La Franzoni tuttavia è sempre stata l’unica indiziata, nonostante i tentativi della difesa di indicare altri colpevoli.

 
Il marito, Stefano Lorenzi, le è sempre stato accanto, proclamandone l’innocenza in ogni occasione, nonostante una perizia psichiatrica del novembre 2008, sollecitata peraltro dalla stessa Anna Maria Franzoni, abbia riscontrato il rischio di reiterazione del reato, negandole la possibilità di incontrare i figli fuori dal carcere. Motivazioni queste, che stanno alla base della negazione dei permessi di tre giorni di cui la detenuta aveva fatto richiesta, nonostante i due figli ancora in vita, Davide e Gioele, siano ormai grandi, avendo rispettivamente diciassette e nove anni. Il piccolo Samuele, invece, avrebbe compiuto 14 anni il 12 novembre prossimo.

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