Adozioni gay, la Chiesa contro la Cassazione: “Sentenza ambigua”

Secondo il giornale della CEI, l'Avvenire, il punto più sconvolgente della pronuncia è la considerazione del bambino come soggetto manipolabile.

di Simona Vitale 12 gennaio 2013 11:44

All’indomani della sentenza della Suprema Corte di Cassazione che ha aperto alla possibilità per le coppie gay di crescere un figlio, qualora il corretto sviluppo del minore non venga messo a rischio, prevedibile era la reazione della Chiesa espressa sul quotidiano della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) Avvenire. 

Secondo il giornale, che parla di una sentenza ambigua:

Per esperienza comune di ogni essere umano  la nascita di un bambino scaturisce dall’unione tra un uomo e una donna, comporta la cura e l’allevamento da parte dei genitori. Il punto più sconvolgente della pronuncia, quando considera il bambino come soggetto manipolabile, attraverso sperimentazioni che sono fuori dalla realtà naturale, biologica e psichica, umana e che non si sa bene quanto dovrebbe durare.

Secondo Avvenire, la sentenza degli ermellini “lascia stupefatti quando cancella tutto ciò che l’esperienza umana, e con essa le scienze psicologiche, ha elaborato e accumulato in materia di formazione del bambino”.

Siamo di fronte ad una concezione che attinge il suo ‘humus’ culturale alle forma illuministiche più primitive, nega ogni preziosità dell’esperienza umana e ritiene che anche per la dimensione della paternità e della maternità il genere umano possa ricominciare daccapo, perché l’educazione e la formazione del bambino può avvenire contro i parametri naturali e le garanzie che la famiglia presenta in ogni epoca.

Questo è il medesimo concetto sul quale insiste anche lo stesso Osservatorio dei diritti dei Minori che definisce quella della Cassazione una “sentenza shock”. Dice l’Osservatorio:

Non si capisce di cosa parli la Cassazione quando afferma che non esistono certificazioni s cientifiche attestanti l’inidoneità dei gay ad adottare. D’altro canto non è la prima volta che la Suprema Corte stupisce con sentenze scioccanti, come alcune relative alla violenza sulle donne.

Il senatore del Pd, Ignazio Marino saluta la scelta della Corte come segno di civiltà, così come l’Italia dei valori si augura che tale decisione sia l’apripista per le adozioni, mentre l’ex presidente della Consulta, Cesare Mirabelli, ne ridimensiona l’effettiva portata, invitando a limitare interpretazioni estensive sul caso specifico.

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