Yara Gambirasio, Bossetti: “Non confesso per la mia famiglia”

Il muratore in un'intercettazione avrebbe così risposto ad un altro detenuto che gli suggeriva di confessare per avere uno sconto di pena.

di Luca Fiorucci 25 febbraio 2015 14:30
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Gli inquirenti hanno fatto un lungo lavoro per rintracciare l’assassino di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra uccisa il 26 novembre 2010, basandosi soprattutto sul test del DNA. In primo luogo sono stati esaminati i campioni di circa 10.000 abitanti della zona dell’omicidio. Dopo una lunga indagine veniva individuata un’ alta compatibilità con il DNA di un uomo deceduto da alcuni anni, ma, e qui la prima sorpresa, non con la moglie dello stesso uomo. Ipotizzando una relazione clandestina della stessa persona, alla fine veniva individuato il presunto assassino, Ignoto 1, nella persona di Massimo Giuseppe Bossetti, un muratore della zona. Un paio di giorni fa, il “Corriere della Sera” ha inoltre riportato il contenuto di un’intercettazione effettuata nel carcere dove si trova Bossetti, in cui un altro detenuto gli suggerisce: Confessa, cosi puoi avere uno sconto di pena. Altrimenti rischi l’ergastolo“, e il muratore risponde: “Rischierò l’ergastolo, ma non confesso per la mia famiglia“.
Tali affermazioni sono state ritenute interessanti dagli inquirenti e sono state messe agli atti dell’inchiesta che il pm Letizia Ruggeri sta per chiudere. Claudio Salvagni, il legale di Bossetti, sostiene invece: “Non confessa, perché non ha fatto nulla. Non crolla, perché vuole dimostrare la sua innocenza“. A carico dell’uomo vi sono anche indizi minori: il suo furgone ed il suo cellulare inquadrati più volte nelle telecamere e nelle celle telefoniche ( ma l’uomo è comunque della zona), tracce nel suo computer di interesse sessuale per minorenni e sembra in particolare tredicenni ( tesi smentita sembra con successo dalla difesa), e recentemente compatibilità di fibre di tessuto trovate sul corpo di Yara con quelle dei sedili del furgone dell’imputato. Anche quest’ultimo particolare è stato in parte invalidato dalla difesa, perché sembra che quel tessuto di rivestimento dei sedili sia comune a più auto.
La “prova regina” resta comunque quella del DNA, che ora però viene contestata, perché se la compatibilità è senza dubbio per il DNA cellulare, non lo è per quello mitocondriale. Quindi l’uno sarebbe rimasto “leggibile” anche dopo mesi, il secondo si sarebbe alterato o comunque non sarebbe dell’imputato. Su questa base l’avvocato aveva già depositato nei giorni passati al Tribunale di Bergamo la notifica per una nuova istanza di scarcerazione. La difesa sottolinea come lo stesso perito incaricato dal pm Letizia Ruggeri, ha rilevato la diversita’ tra il DNA mitocondriale di Bossetti e quello di Ignoto 1, mentre resta la concordanza del DNA cellulare. Dopo che il gip Ezia Maccora ha ricevuto lunedì 9 febbraio l’istanza di scarcerazione , l’udienza davanti alla Corte di Cassazione e’ prevista per oggi.
La scarcerazione era stata comunque  precedentemente respinta dal Tribunale della libertà. In queste ultime settimane si è aggiunto un nuovo elemento portato dalla difesa. Secondo il medico legale le ferite inferte sul corpo di Yara sarebbero con alta probabilita’ inferte da un mancino e con un coltello a lama larga, non rintracciato tra gli attrezzi dell’imputato. Lo stesso medico legale nota poi una “specie di ritualità” nell’insieme delle ferite stesse. Altro elemento della difesa, già noto da alcune settimane, il fatto che nessuna traccia della ragazzina sarebbe stata trovata sui mezzi di trasporto di proprietà del Bossetti stesso. L’ipotesi della difesa è dunque che Yara sia stata uccisa in altro luogo e poi trasportata nel luogo del ritrovamento.

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