Wikileaks al verde, Assange cerca finanziamenti

Il sito che aveva sbugiardato la diplomazia statunitense in tutto il mondo provocando un generale imbarazzo fra le nazioni alleate per i cinici resoconti compilati dagli agenti Usa chiude. Mancano i finanziamenti, appena trovati Assange ne riaprirà i battenti.

di Vincenzo Avagnale 25 Ottobre 2011 10:30

Dunque, Wikileacks è al verde e sospende le pubblicazioni. Non solo i guai finanziari personali di Assange a procurare questa chiusura, ma specialmente il blocco finanziario di: MasterCard, Bank of America, PayPal, Visa e Western Union. La misura era iniziata nel 2010 e precisamente dieci giorni dopo le scomode rivelazioni che hanno messo in subbuglio le ambasciate americane in tutto il mondo.

Julian Assange, da alcuni percepito come un eroe, da altri come un imprudente, da altri ancora come un vero e proprio criminale, aveva definito tutto ciò: “un attacco concertato, politico e su iniziativa degli Stati Uniti”. Un attacco sferrato decisamente bene, se è vero, visto che gli è costato il 95% delle sue entrate. Negli ultimi 11 mesi il finanziamento di Wikileaks è stato possibile solo con le grandi riserve accumulate con le donazioni avute nel 2010, a cui Assange aveva provvidenzialmente spostato indirizzo bancario per tenere un gruzzoletto proprio nell’eventualità di una tale risposta.

Ieri il fondatore del sito ha quindi convocato una conferenza stampa invitando tutti i cittadini a contribuire per erodere questo blocco anti-democratico e contrario ad ogni diritto e libertà di stampa e contribuire con delle donazioni alternative per il sostentamento ed anzi la “sopravvivenza di Wikileaks. “Non si può permettere a una manciata di aziende finanziarie statunitensi, a causa del loro portafogli, di decidere come il mondo intero debba votare” ha detto con il tono del profeta e del perseguitato, ma anche del martire che combatte contro un male assai grande.

Sarà vero? Forse. Quello che conta è che nel web il passaparola è veloce e Assange ha un nutrito gruppo di fan pronti a fare di tutto per lui. Inoltre lo stesso Segretario del Tesoro degli Stati Uniti ha ammesso che per questo blocco non ci sarebbero giustificazioni normative. Peccato che nonostante la condanna dell’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, i colossi del credito mondiale non abbiano fatto neanche un passo indietro, figurarsi retrocedere del tutto dalle proprie posizioni.

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