Julian Assange parla domenica. Guerra diplomatica tra GB ed Ecuador

Il fondatore di Wikileaks si trova presso l'ambasciata dell'Ecuador come rifugiato politico, ma la Gran Bretagna non molla ed è intenzionata ad arrestarlo.

di Elena Arrisico 17 Agosto 2012 19:08

A Londra, presso la sede dell’ambasciata ecuadoriana, Julian Assange ha trascorso la sua prima notte da rifugiato politico. L’attesa è durata circa 2 mesi ma, alla fine, il governo dell’Ecuador ha deciso di concedere l’asilo diplomatico all’hacker australiano fondatore di Wikileaks, dopo che la Svezia ha chiesto l’estradizione per presunte molestie sessuali ai danni di due donne. In questo momento, dunque, la Gran Bretagna sta continuando a mantenere ferma la sua posizione e se Assange uscirà dall’ambasciata, verrà arrestato.

Carl Gardner, un ex avvocato del governo, ha dichiarato al Financial Times: “Basta che i britannici aspettino, con Scotland Yard fuori dalla porta e, prima o poi, o Assange o gli ecuadoregni si stancheranno“. Il fatto è che, se è facile chiedere asilo diplomatico in un’ambasciata, uscirne non è altrettanto semplice, in quanto occorre un passaporto del paese ospite. Il ministro Patino, in una conferenza stampa, ha spiegato la decisione dell’Ecuador, affermando che Assange “potrebbe essere vittima di persecuzione politica, per le sue posizioni in materia di libertà di espressione e di stampa” e che ci potrebbe essere “un pericolo imminente per Assange. Si potrebbe arrivare a una violazione dei suoi diritti e per questo vogliamo tutelare la sua libertà e la sua sicurezza. Ci sono seri indizi che portano a pensare a vendette da parte dei Paesi coinvolti nelle rivelazioni di Wikileaks“. Patino ha, poi, espresso la sua preoccupazione per la possibile estradizione di Assange negli Stati Uniti: “Non sarebbe giusto e Assange potrebbe essere giudicato da tribunali speciali o militari. Potrebbe essere condannato alla pena capitale“.

Ma la Gran Bretagna non molla e l’avvocato Baltasar Garzón ha spiegato, al quotidiano spagnolo “El Pais“, che Londra deve rispettare gli obblighi diplomatici, altrimenti gli avvocati “si rivolgeranno alla Corte Internazionale di Giustizia“. La Svezia, invece, ha convocato l’ambasciatore ecuadoriano: “Vogliamo dire loro che è inaccettabile che l’Ecuador provi a fermare il processo giudiziario in Svezia“, ha dichiarato Anders Jorle, portavoce del ministero degli Esteri svedese.

Nel frattempo, resta l’attesa per la dichiarazione che Assange farà domenica pomeriggio e si è detto pronto anche ad essere interrogato dalla magistratura svedese via web: “Non è stato il Regno Unito o il mio paese natale, l’Australia, ad alzarsi per proteggermi dalla persecuzione, ma una nazione coraggiosa e indipendente dell’America latina. Se quella di oggi è una storica vittoria, le nostre battaglie sono appena cominciate. L’indagine degli USA contro Wikileaks deve essere fermata“, ha dichiarato Julian Assange in un comunicato.

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