Un restauro svela il segreto di Michelangelo

Una certa ispirazione è stata scoperta durante i lavori per il restauro della cupola della Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo a Firenze.

di Simona Vitale 17 Gennaio 2013 15:54

L’incarico gli fu affidato dal primo papa Medici, Leone X, nel 1520, ma la realizzazione avvenne nel corso del pontificato del secondo papa mediceo, Clemente VII, eletto nel 1523. Parliamo di Michelangelo e di una delle sue opere meno note, il “Coronamento” della lanterna e che era collocato sulla cupola della Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo a Firenze.

Ebbene, sembra che Michelangelo non ebbe un’idea originale, ma trasse ispirazione da Leonardo per quanto riguarda una complessa figura geometrica, una sfera speciale nata dal genio di Vinci. L’ispirazione che lega dunque Michelangelo e Leonardo è stata scoperta nel corso dei lavori per il restauro architettonico della cupola, che ha comportato la necessaria rimozione del ‘coronamento’.

Proprio lo studio di quella che è una delle opere meno note del genio di Michelangelo ha fatto emergere così delle caratteristiche e dei particolari alquanto salienti, tra i quali emerge la dipendenza tra alcuni disegni geometrici di Leonardo e la figura progettata da Michelangelo. Vasari descrisse quest poliedro “a settantadue facce”, in realtà ne sono solo 60, triangolari e impostate sugli spigoli di un dodecaedro. Il tutto va a formare una figura solida con 12 piramidi a base pentagonale che è stata chiamata ”Duodecedron elevatus solidus”.

Una simile figura è descritta nel manoscritto di Luca Pacioli ”De Divina Proportione”, che contiene anche 60 disegni provenienti dagli originali di Leonardo da Vinci, come ha spiegato Vincenzo Vaccaro, funzionario della Soprintendenza per i Beni Architettonici che per anni ha studiato il significato di questa forma così unica. L’esperto ha detto:

Quello del duodecedron elevatus solidus, eseguito dal genio di Vinci, essendo costruito con triangoli equilateri sembra somigliare ad una mazza ferrata. In realtà sono 12 piramidi pentagonali che nascono dalle facce pentagonali del dodecaedro. La forza insita nell’etere, nello spazio di cui il dodecaedro è il simbolo, che tenta di espandersi, di emergere in tutte le direzioni. Ma questa immagine è troppo lontana da quella nota e rassicurante della sfera che tutto comprende e include. Tuttavia Michelangelo condivide l’immagine di forza e di espansione dell’originale disegno di Leonardo, ma la nasconde usando triangoli isosceli che danno alle piramidi pentagonali un’altezza minore e fanno somigliare il poliedro ad un cristallo che amplifica e scompone la luce.

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