Tunisia, Sidi Bouzid è in fiamme dopo la vittoria del partito islamico

La Tunisia deve ancora arrivare alla democrazia, ieri, dopo l'annuncio dei risultati delle elezioni che hanno visto prevalere il partito islamico Ennahda a Sidi Bouzad sono stanti incendiati da una folla inferocita uffici governativi.

di Vincenzo Avagnale 29 Ottobre 2011 13:32

La “Primavera Araba” era cominciata in Tunisia con il gesto disperato di Mohamed Bouazizi, un venditore ambulante che disperato si diede fuoco pubblicamente per protestare contro la corruzione del suo governo. Lo fece nella città, che poi è divenuta simbolo della cosiddetta “rivoluzione dei gelsomini“, Sidi Bouzid. Oggi purtroppo la città torna sulle pagine di cronaca per via della notizia che dopo i risultati delle elezioni, che hanno visto vincitore il partito islamico Ennhada, folle rabbiose hanno distrutto ed incendiato diverse sedi governative.

A scatenare la rivolta è stata la cancellazione di sei sezioni della lista “Petition Populaire“, fra cui anche quella di Sidi Bouzid, che avevano stravinto rispetto al partito islamico invece riuscito vincitore con il 41,5% delle preferenze su scala nazionale. Preferenze che in quella città erano a livelli minimi e la perdita di tutti quei voti per l’opposizione ha provocato la rabbia dei cittadini, i quali hanno marciato verso i palazzi di giustizia, i seggi ed il municipio ed hanno sfogato la loro rabbia in modo violento.

Dopo gli incendi il ministro degli interni provvisorio ha immediatamente imposto un coprifuoco, che pur aumentando l’ordine ha provocato un ulteriore aumento di tensione, che si teme possa sfuggire di mano alle forze di polizia tunisine, ancora non del tutto efficienti al 100%.

Petition Populaire fa capo a Hachmi Hamdi, un ricco uomo d’affari originario della città, ma residente a Londra. Le irregolarità contestate sono gravi: finanziamento illecito dei partiti, cioè il partito avrebbe comprato voti con denaro contante; ma anche la candidatura di ex membri dell’Rcd, il partito dell’esiliato dittatore Ben Ali, a cui è stato posto un’inalterabile divieto a candidarsi a cariche pubbliche per almeno altri dieci anni.

Riguardo ai disordini è intervenuto il capo di Ennhada Rachid Ghannouchi, il quale ha invitato alla calma ed ha accusato forze che in passato seguivano Ben Ali di alimentare le tensioni con il vile obiettivo di sabotare le libere elezioni. Ha inoltre promesso che al riguardo verranno prese le giuste misure appena il governo sarà formato: “entro massimo 10 giorni i posti del governo saranno tutti assegnati ed incominceremo ad operare”. 

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