Tumori, gli immigrati muoiono per diagnosi tardive

Il problema sollevato dalla Associazione Italiana di Oncologia Medica è importante e mette in luce il fatto che tante persone, solo perché immigrate da altri paesi, rischino la vita a causa di ritardi nelle diagnosi.

di Vincenzo Avagnale 7 Novembre 2011 12:58

L’allarme è partito dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica, secondo cui gli immigrati in Italia sarebbero oggetto di una disparità di trattamento sanitario rispetto agli italiani stessi. Il problema si concretizzerebbe a causa di un ritardo diagnostico, per il quale un immograto (in media) ha un ritardo di almeno 12 mesi sulla diagnosi. Un ritardo praticamente fatale.

La disparità di trattamento però è anche rivolta alle diveste forme di controllo, molte delle quali (per ragioni economiche, sociali ed a volte legali) sono loro precluse. Ad esempio: gli screening di controllo, in primis quelli al collo dell’utero, alle mammelle ed al colon tetto. Ci sono anche gravi problemi di comunicazione, in quanto la maggior parte degli immigrati non ha accesso, per mancanza del paese d’origine, alle campagne di dissuasione sul fumo ed altre problematiche del genere. Spesso vengono da paesi in cui è endemica l’epatite B, con disastrose conseguenza di cirrosi e carcinoma epatico.

Gli immigrati in Italia sono almeno 4.570.317 (parliano del 7,5% della popolazione complessiva). Oltre 335000 in più rispetto al 2010 e queste cifre non tengono pienamente conto dell’immigrazione clandestina! Gli orari di lavoro difficili e solitamente peggiori dei loro colleghi italiani impedisce loro di accedere ai servizi ambulatoriali e quindi li costringe a rivolgersi a medici privati (quando ne hanno la possibilità economica almeno). Per soggetti come ad esempio le badanti è impossibile accedere ad un progetto di prevenzione e quindi in genere aspettano, se hanno altri disturbi, che si arrivi ad una fase critica prima di “abbandonare” il lavoro per curarsi.

Per questo L‘Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) ha attivato il primo servizio nazionale multitecnico, che parte già da ieri con una “Giornata di studio a Bologna”, che si pone l’obiettivo di rendere più accessibili le cure anche per gli immigrati, specialmente la dove è possibile intervenire con la prevenzione, con l’utilizzo di internet, di opuscoli ed altro materiale informativo in più lingue e con particolari accorgimenti verso i minorenni.

Adesso però l’interrogativo posto dalla kermesse non è su “quali” misure attuare, ma “come” realizzarle all’interno di un sistema sanitario troppo spesso oggetto di tagli indiscriminati da parte del governo.

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