Taxi a Roma, tassametri truccati. Aperta un’inchiesta della procura

Grazie ad un video-denuncia la Procura ha aperto un'inchiesta per truffa aggravata. Secondo quanto emerge dalla conversazione "rubata", sarebbe una pratica molto comune quella di taroccare i tassametri. Addirittura si arriverebbe a triplicare gli incassi giornalieri.

di Massimiliano Dramis 2 Febbraio 2012 12:29

Grazie al video di denuncia di una “spia”, la Procura di Roma ha avviato un’inchiesta  che punta a verificare come funzionino i contatori sui cruscotti dei taxi della Capitale. In pratica, secondo gli inquirenti, dall’indagine emergono i presupposti per una truffa aggravata ai danni dei clienti ignari della auto bianche. I conducenti infatti, sarebbero accusati di “taroccare” i tassametri, arrivando addirittura a triplicare l’incasso giornaliero.

La “gola profonda” che ha spifferato l’imbroglio, è lei stessa un’appartenente alla categoria, e pr fare il video denuncia si è finta una passeggera, riuscendo in tal modo ad eludere il collega a cui aveva chiesto la corsa, che ovviamente ignaro di tutto ha descritto nei dettagli la truffa.

Con soli 500 euro, infatti, il “tarocco” del tassametro è bello e fatto. A quanto riferisce il tassista, ci sarebbero impiegati delle autofficine, addirittura anche convenzionate col comune, che dietro un ovvio compenso sono disponibili a ritoccare il contatore del cruscotto. Ecco le parole testuali: “Certo, ti posso dire pure chi è. Uno si prende 500 euro e fa i tassametri… un’officina sulla Tuscolana che modifica gli scatti, praticamente un euro ogni 300 metri”.

Tassametri che scattano alla velocità della luce. Per il tratto cittadino lo scatto è di 0,98 centesimi ogni chilometro, e calcolando le modifiche si capisce il grande guadagno che c’è dietro la truffa. Ma il racconto del tassista è andato oltre, infatti anche la “spia” che non pensava che con il suo video si sarebbe aperta un’inchiesta è riuscita a “estorcere” anche altre modalità di raggiro operate dai tassisti della Capitale.

Infatti, sempre secondo quanto si apprende dalla conversazione, si possono manomettere le tariffe anche non spendendo i famosi 500 euro. Basterebbe applicare “una pecetta sul display”, per taroccare  la tariffa applicata all’interno del Raccordo Anulare, in cui viene  esibita ai passeggeri quella prevista fuori città: 1,5 euro a chilometro, anziché 0,98 centesimi. “Per fregà cosa? Due, tre euro a corsa..”. Queste le parole a riguardo del conducente, che comunque ha affermato di essere estraneo a queste pratiche.  Proprio da queste parole  l’inchiesta della procura ha preso il via, dopo un esposto presentato dal Codacons. Nelle prossime settimane probabilmente saranno nominati dei consulenti, che dovranno esaminare i tassametri dei taxi  per verificare se le circostanze riferite nella denuncia siano effettivamente vere.

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