Tagli alle Province, riforma approvata

Gli enti passeranno dagli attuali 86 a 51. Il riordino andrà a regime dal 2014 mentre a novembre 2013 verranno eletti i nuovi vertici politici.

di Daniela Santoni 31 Ottobre 2012 17:01

Da 86 a 51. La semplificazione del panorama delle province italiane passa per il decreto approvato oggi dal Consiglio dei Ministri che diverrà operativo a partire dal 2014 sebbene, già nel novembre del prossimo anno, si terranno le elezioni per stabilire quali saranno i nuovi vertici politici dei nuovi enti. Non sarà solo questione di numeri. I nuovi enti infatti non avranno nulla a che spartire con le vecchie province. Alle nuove articolazioni territoriali infatti spetteranno meno funzioni rispetto a quelle che fanno capo all’attuale ente di raccordo tra regione e comuni. Secondo quanto disposto dal governo, le Province diventeranno infatti enti di secondo livello (avranno un consiglio provinciale e il presidente della Provincia) con funzioni di area vasta e saranno chiamate ad occuparsi di: pianificazione territoriale e valorizzazione dell’ambiente, pianificazione dei servizi di trasporto, classificazione e gestione delle strade provinciali, regolazione della circolazione stradale, programmazione della rete scolastica e gestione dell’edilizia scolastica per le scuole secondarie di secondo grado. Le altre competenze finora spettanti alle Province dovrebbero passare a regioni e comuni. E questa potrebbe esser la destinazione anche dei dipendenti in esubero.

Nella fase di transizione sarà possibile per il presidente delegare non più di tre consiglieri. E questo fino a quando il sistema non andrà a regime nel 2014. Il riassetto non prevede comunque che siano nominati dei commissari nella fase di transizione. Solo da un eventuale inadempimento dell’obbligo nei termini potrebbe scattare la nomina di un commissario ad acta per garantire i passaggi intermedi funzionali alla transizione. Il decreto prevede inoltre il divieto di cumulo di emolumenti per le cariche presso gli organi comunali e provinciali e l’abolizione degli assessorati. Quanto agli organi politici, questi dovranno avere sede esclusivamente nelle città capoluogo.

Di seguito la nuova mappa delle Province dopo l’approvazione del decreto legge relativo al loro riordino:PIEMONTE: Torino, Cuneo, Asti-Alessandria, Novara-Verbano-Cusio-Ossola, Biella-Vercelli. LIGURIA: Imperia-Savona, Genova, La Spezia.LOMBARDIA: Milano-Monza-Brianza, Brescia, Mantova-Cremona-Lodi, Varese-Como-Lecco, Sondrio, Bergamo, Pavia. VENETO: Verona-Rovigo, Vicenza, Padova-Treviso, Belluno, Venezia. EMILIA ROMAGNA: Piacenza-Parma; Reggio Emilia-Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna-Forlì-Cesena-Rimini.TOSCANA: Firenze-Pistoia-Prato, Arezzo, Siena-Grosseto, Massa Carrara-Lucca-Pisa-Livorno. MARCHE: Ancona, Pesaro-Urbino, Macerata-Fermo-Ascoli Piceno. UMBRIA: Perugia-Terni LAZIO: Roma, Viterbo-Rieti, Latina-Frosinone. ABRUZZO: L’Aquila-Teramo, Pescara-Chieti.MOLISE: Campobasso-Isernia. CAMPANIA: Napoli, Caserta, Benevento-Avellino, Salerno.PUGLIA: Bari, Foggia-Andria-Barletta-Trani, Taranto-Brindisi, Lecce. BASILICATA: Potenza-Matera. CALABRIA: Cosenza, Crotone-Catanzaro-Vibo Valentia, Reggio Calabria.

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