Legge di stabilità: tagli per 10 miliardi

Sembra che 6,5 miliardi serviranno ad evitare l'aumento dell'IVA. Per i dipendenti pubblici è stato invece confermato il blocco dei contratti fino al 2014.

di Simona Vitale 9 Ottobre 2012 18:21

Il ministro dell’Economia Vittorio Grilli nel presentare la legge di stabilità per il nuovo anno ha spiegato che non si tratta di una nuova manovra, sebbene si prevedano tagli agli enti locali per 10 miliardi di euro, di cui 6,5 miliardi serviranno ad evitare l’aumento dell’Iva. 3,5 miliardi saranno invece destinati a produttività e detrazioni fiscali. Tra i provvedimenti ad essere inseriti nel decreto, secondo la bozza in circolazione nel corso di queste ore, ci sarebbe lo stop all’affitto e all’acquisto di nuovi immobili da parte di tutte le amministrazioni pubbliche, così come anche lo stop all’acquisto e il leasing di autovetture.

Gli aumenti salariali aziendali dati “in relazione a incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativà” saranno tassati nel 2013 al 10%, sebbene entro il limite di 3.000 euro lordi. Si prevede, inoltre, uno stanziamento massimo di 1.670 milioni nel 2013 e di 526 milioni nel 2014. Sono anche previsti dei tagli da 1,5 miliardi per la sanità, mentre per i dipendenti pubblici è stato confermato il blocco dei contratti fino al 2014.

Dopo l’incontro con le parti sociali, il governo approverà il provvedimento nel corso di un consiglio dei ministri. Di fuoco alcune reazioni, una su tutte quella di Susanna Camusso che ha dichiarato: “L’impressione è che la legge di stabilità è una manovra mascherata. Se non ci saranno risposte su reddito e lavoro sarà sciopero generale”.

Meno dura la CGIL che, per conto del segretario Raffaele Bonanni, ha fatto sapere, durante l’incontro con il Governo che sicuramente è “giusto evitare l’aumento dell’Iva, ma è necessario anche che si abbassino le tasse sui redditi di lavoratori e pensionati per far ripartire i consumi, oggi troppo bassi”. Bonanni ha anche aggiunto che sarebbe meglio diminuire le tasse a chi lavora meglio. Il premier Monti, invece, si è mostrato soddisfatto per la disponibilità mostrata dalle parti e l’avvicinarsi di una conclusione sul tema della produttività.

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