Stipendi più bassi per le donne, anche se più preparate degli uomini

Uno studio rivela che le donne guadagnano il 16,4 per cento in meno rispetto agli uomini, ma che tale disparità è dovuta alla scelta dell'indirizzo di studi.

di Elena Arrisico 4 giugno 2012 12:32

Le donne sembra guadagnino meno rispetto agli uomini, circa il 37 per cento in meno. Questo è quanto rivela uno studio pubblicato dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti, che sarà presentato alla conferenza europea “Le diverse dimensioni della discriminazione” a Trani e che si intitola “Il gap salariale nella transizione tra scuola e lavoro“.

Lo studio ha preso in analisi un vasto campione di ragazzi diplomati in 13 licei classici e scientifici di Milano tra il 1985 ed il 2005, che hanno poi proseguito i propri studi in 5 Università. Un totale di 30 mila giovani laureati già inseriti nel mondo del lavoro, ma che rivelano una disparità salariale fra uomini e donne.

Dallo studio, sembra venir fuori che tale disparità sia dovuta alle scelte fatte dalle donne sui propri percorsi di studi. Le donne risultano, infatti, essere maggiormente orientate verso studi umanistico-letterari che spesso – ed ingiustamente – conducono a professioni scarsamente retribuite. Ecco, dunque, quella che sembra essere la motivazione principale di uno scarso salario per il sesso femminile, che guadagna meno rispetto agli uomini.

Dall’indagine svolta pare non vi sia, dunque, alcuna discriminazione sessuale ai danni delle donne. Anzi, lo studio indica che il sesso femminile evita facoltà che conducono a professioni più remunerate, come quelle di ingegneria, economia o matematica – medicina a parte, dove la percentuale di uomini e donne si eguaglia – scelte dal 65 per cento dei ragazzi, contro il 20 per cento delle donne. Al contrario, gli indirizzi legati a professioni meno remunerate – come gli indirizzi umanistico-letterari, ad esempio – sono stati scelti dal 35 per cento delle donne e solo dal 10 per cento degli uomini. Secondo l’indagine, le lavoratrici femminili guadagnano il 16,4 per cento in meno rispetto ai lavoratori maschi.

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