Saab diventa cinese, patto da 100 milioni di dollari

La Saab, l'automobile svedese per eccellenza diventerà cinese. L'hanno annunciato i principali azionisti della Sveedesh Automobile, che hanno accettato l'offerta di oltre 100 milioni di euro.

di Vincenzo Avagnale 28 Ottobre 2011 17:52

All’inizio sembrava che addirittura le quote cinesi della Saab volessero tornare alla Swedish Automobile, infatti la reticenza di questi ultimi ed i continui rinvii stavano facendo innervosire gli investitori del paese orientale. Alla fine però c’è stato un completo ribaltamento della situazione e gli svedesi hanno siglato un accordo di cessione per il 100% dell’attività alle cinesi Pang Da e Youngman. 

L’accordo prevederebbe il pagamento di 100 milioni di euro e l’approvazione degli azionisti della Swedish Automobile e delle altre parti viene considerata praticamente soltanto una formalità. Il 53% iniziale era stato ipotizzato per via della crisi economica mondiale che aveva messo in ginocchio la Saab, che rischiava un tracollo pericoloso per diversi motivi: per la moltitudine di lavoratori che sarebbero finiti in mezzo ad una strada, per le perdite azionarie che in questa particolare congiuntura significherebbe un duro colpo a tutta la Svezia ed in generale un nuovo scossone all’economia mondiale che non piacerebbe davvero a nessuno.

Quando Pang Da e Youngman hanno presentato la loro offerta di acquisizione al 100% c’è stato un iniziale diniego, che avrebbe fatto saltare completamente ogni accordo, questo il motivo principale che ha spinto il consiglio di amministrazione della Saab ad accettare, insomma un ricatto con cui le aziende cinesi hanno infine divorato il colosso  svedese.

Nel frattempo l’amministratore delegato fallimentare nominato dal tribunale di Goteborg non firmerà alcuna procedura di riorganizzazione dell’azienda, che era una specie di ultima strada per evitare il fallimento completo del marchio, in quanto sarebbe un inutile spreco di tempo e risorse visto che i nuovi proprietari potrebbero non approvare e da come hanno aggressivamente inglobato l’azienda c’è di che temere sulle loro future decisioni. Molto preoccupati i sindacati, che temono un’immediata delocalizzazione della produzione verso l’oriente, dove i costi sarebbero assai più contenuti, ma la peggiore ipotesi che serpeggia è che i cinesi siano anche intenzionati ad operare grossi tagli al personale, che la produzione venga spostata o meno.

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