Riapre la base scientifica italiana in antartide

Per via dei tagli continui e da più fronti si rischiava quest'anno che la missione italiana in Antartide non partisse come invece quelle di molte altre nazioni avanzate, in extremis però sono stati trovati i fondi necessari.

di Vincenzo Avagnale 4 Novembre 2011 11:49

Le missioni scientifiche in Antartide sono fondamentali per il progresso scientifico in diversi settori, infatti al di la del freddo nel continente di ghiaccio ci sono condizioni uniche per molti altri aspetti. Aspetti che vanno dal clima, alla stratificazione del ghiaccio, alla presenza di forti quantità di idrocarburi, alla posizione “schiacciata” del polo del pianeta ed alla diversa conformazione dei campi elettromagnetici terrestri.

La missione italiana rischiava di non partire per via della mancanza dei fondi. Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca è il ministero che patrocinava la missione, ma all’inizio di quest’anno aveva annunciato che non c’erano soldi per rinnovarla.

Poi meno di un mese fa’ c’è stata la sorpresa ed il Ministro Gelmini ha annunciato trionfalmente di aver reperito i 18 milioni di euro necessari a far partire i ricercatori italiani.

La base antartica “Mario Zucchelli” si trova a Baia Terra Nova e ad oggi è stata riaperta con 20 tecnici al suo interno per riprendere le rilevazioni che verranno poi rianalizzate in patria. La missione 2011-2012 è la prima ad essere organizzata nell’ambito del nuovo assetto organizzativo del “Programma Nazionale Ricerche in Antartide” (Pura). In totale la nuova spedizione potrà contare su 190 nuove unità per il personale.

Grazie alle nuove risorse l’Italia non rischia di rimanere arretrata nelle analisi scientifiche che missioni di oltre 40 paesi svolgono annualmente al polo, ma specialmente non rischia di doverlo fare con poco personale e strumentazioni ridotte come inizialmente si ipotizzava pur di realizzare la missione con fondi ridotti.

Acquistati anche nuovi macchinari per sezionare il ghiaccio, che permetteranno analisi fondamentali sugli sviluppi del clima passati e futuri. Sarà infatti possibile con complicate apparecchiature “vedere” negli strati di ghiaccio le variazioni e concentrazioni di agenti inquinanti e la reazione alle misure anti-inquinamento degli ultimi venti anni.

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