Rai licenzia lavoratrici incinte, esplode la polemica politica

Lorenza Lei nega che i contratti abbiano questa clausola, ma il coordinamento Errori di Stampa ribadisce che c'è un abuso. I sindacati sono infuriati. Per la Camusso (Cgil) le tutele vanno rafforzate e non diminuite, come avverrebbe cancellando l'articolo 18.

di Gianni Monaco 21 Febbraio 2012 13:52

Da una parte gli intoccabili, i privilegiati, quelli che hanno stipendi strabilianti a prescindere. Dall’altra parte quelli per cui ogni diritto, anche il più basilare, viene messo in discussione e spacciato come peso insopportabile dalla classe politica. La vicenda che vi raccontiamo riguarda la Rai ed è emblematica del doppio binario su cui si regge il mercato del lavoro in Italia.

Errori di Stampa è il coordinamento dei giornalisti precari della tv di Stato. Stando alla sua denuncia, le collaboratrici della Rai in maternità rischiano detrazioni dello stipendio e possono essere licenziate in ogni momento.

Subito si è accesa la polemica politico-sindacale. Esponenti di utti i partiti – da Sel al Pd, dal Pdl all’Idv – hanno chiesto alla Rai di chiarire immediatamente questa clausola dei contratti. Il direttore generale della Rai, Lorenza Lei, ha prontamente replicato che nella sua azienda non esistono discriminazioni come quelle portate alla luce da Errori di Stampa. In in una nota ufficiale, la tv pubblica fa sapere di “non essersi mai sognata di interrompere unilateralmente contratti di collaborazione a causa di maternità, a meno che questo non sia stato richiesto dalle collaboratrici interessate per ragioni attinenti allo stato di salute o alla loro sfera personale”.

I sindacati sono infuriati. Per Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, “è del tutto evidente che norme di questo tipo sono non solo in contrasto con la legislazione vigente, ma non riservano il rispetto dovuto alle lavoratrici e ai lavoratori. Tutto ciò, inoltre, conferma come la Rai, insieme purtroppo a tante altre imprese italiane, faccia abuso di contratti atipici e di finti lavoratori autonomi”.

La Camusso ricollega la vicenda Rai a quella dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che il governo Monti è determinato a cancellare entro il prossimo mese. “Fatti come questi – ha sottolineato il leader della Cgil – sono la palese dimostrazione di come non andrebbero mai cancellate le norme che tutelano i lavoratori contro le discriminazioni”.

Per Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, non si può toccare la maternità, che “è tutelata dalla Costituzione”. Bisognerebbe invece mettere mano “ai compensi milionari di alcuni conduttori televisivi che usano la televisione di stato a proprio piacimento”.

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