Pussy Riot condannate per teppismo a sfondo religioso

Le tre musiciste dovranno scontare due anni di carcere a testa, per aver cantato una "preghiera punk" e anti-putin in una chiesa ortodossa moscovita.

di Simona Vitale 17 Agosto 2012 16:14

Dopo tanta attesa, è arrivato il verdetto per le Pussy Riot, il gruppo punk russo composto da tre ragazze che hanno cantato una canzone anti-putin in una chiesa ortodossa russa. Un giudice russo le ha ritenute colpevoli di teppismo motivato da odio religioso mettendo in scena una canzone anti-Cremlino, attraverso la protesta svoltasi sull’altare della principale chiesa di Mosca. 

Il giudice Marina Syrova ha deciso che le ragazze dovranno scontare due anni di carcere a testa per quanto hanno commesso. I pubblici ministeri statali, in realtà, avevano chiesto tre anni di carcere per le donne. Nadezhda Tolokonnikova, 22 anni, Maria Alyokhina, 24 anni e Yekaterina Samutsevich, 30 anni, hanno preso d’assalto l’altare della cattedrale di Cristo Salvatore nel mese di febbraio e hanno eseguito una “preghiera punk“, chiedendo alla Vergine Maria di liberare la Russia del presidente Vladimir Putin. Ecco la canzone di protesta delle Pussy Riot:

Pussy Riot condannate per teppismo a sfondo religioso

Le ragazze hanno detto che stavano protestando contro le strette relazioni tra Putin e la Chiesa ortodossa russa e non avevano alcuna intenzione di offendere i credenti. Gli imputati, secondo il giudice che si è occupato del caso, hanno “commesso un atto di teppismo […] sulla base di motivi di odio religioso e di inimicizia“: queste le parole del pubblico ministero dinanzi la corte di Mosca. Le imputate erano sedute in una gabbia dell’aula di tribunale.

Centinaia di persone hanno sinora manifestato per ottenere la liberazione delle musiciste, gridando in piazza “Libertà!” e “Russia senza Putin!”. Per questi motivi, la polizia ha arrestato diversi attivisti, tra cui i leader dell’opposizione. Gli oppositori di Putin, che ha coperto un periodo di sei anni dal mandato presidenziale a maggio, ritraggono il processo come parte di un più ampio giro di vite dalla ex spia del KGB per schiacciare il movimento di protesta che ha preso vita nel paese.

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